L'INTELLIGENZA ARTIFICIALE (AI)

Intelligenza artificiale e memoria: quali effetti sul cervello dei ragazzi?

Intelligenza artificiale e memoria: quali effetti sul cervello dei ragazzi?

Negli ultimi anni l’intelligenza artificiale è entrata in modo sempre più pervasivo nella vita quotidiana, anche in ambito scolastico ed educativo. Strumenti capaci di rispondere a domande, riassumere testi o svolgere esercizi complessi sono oggi facilmente accessibili a studenti di ogni età. Questa evoluzione offre indubbi vantaggi, ma solleva anche interrogativi importanti, in particolare sul rapporto tra uso dell’IA e sviluppo della memoria.

L’intelligenza artificiale non provoca una riduzione della memoria in senso biologico o clinico. Tuttavia, può incidere in modo significativo sulle modalità con cui il cervello viene allenato a ricordare, soprattutto quando il suo utilizzo diventa abituale e sostitutivo dello sforzo cognitivo personale.

Uno dei concetti chiave per comprendere questo fenomeno è quello di “esternalizzazione della memoria”. Quando una persona sa di poter recuperare un’informazione in qualsiasi momento tramite un dispositivo o un assistente digitale, tende a memorizzarla meno. Il cervello, in altre parole, si adatta: non conserva il contenuto, ma il percorso per ritrovarlo. Questo meccanismo, già osservato con l’uso dei motori di ricerca, viene oggi amplificato dall’intelligenza artificiale, che restituisce risposte immediate, articolate e apparentemente complete.

Nel processo di apprendimento, la memoria si rafforza attraverso l’attenzione, la ripetizione e la rielaborazione personale. Quando l’IA fornisce soluzioni già pronte, questi passaggi rischiano di venire meno. Lo studente legge meno, scrive meno, prova meno a ricordare. Il risultato è un apprendimento più superficiale, che tende a svanire rapidamente nel tempo.

Del legame tra scuola e AI ne avevamo parlato qui: Scuola e compiti: come cambia tutto con l’intelligenza artificiale.

Questa dinamica è particolarmente delicata in età evolutiva. Bambini e adolescenti stanno ancora costruendo le proprie capacità di attenzione, memoria e autonomia cognitiva. Se l’abitudine all’aiuto immediato diventa costante, il rischio è quello di ridurre l’allenamento della memoria di lavoro e della memoria a lungo termine, con possibili ricadute sulla capacità di concentrazione, di ragionamento e di problem solving.

Un ulteriore fattore da considerare è la frammentazione dell’attenzione. L’uso dell’IA avviene spesso all’interno di un ecosistema digitale fatto di notifiche, multitasking e continue interruzioni. La memoria, invece, ha bisogno di tempo e continuità per consolidare le informazioni. Senza un’attenzione stabile, ciò che si apprende resta fragile e facilmente dimenticabile.

È importante però evitare una lettura allarmistica. L’intelligenza artificiale non è, di per sé, un nemico della memoria. Può diventare uno strumento educativo efficace se utilizzata come supporto e non come sostituto del pensiero. Quando viene impiegata per chiarire un dubbio dopo un tentativo autonomo, per confrontare risposte o per stimolare una riflessione critica, l’IA può persino rafforzare l’apprendimento.

Il ruolo di genitori e insegnanti è quindi centrale. Accompagnare i ragazzi verso un uso consapevole dell’intelligenza artificiale significa insegnare che capire, ricordare e rielaborare richiedono impegno. La tecnologia può aiutare, ma non può fare al posto del cervello ciò che è necessario per crescere, imparare e diventare autonomi.

In definitiva, la questione non è se utilizzare o meno l’intelligenza artificiale, ma come utilizzarla. Un uso passivo e sostitutivo può impoverire la memoria; un uso guidato, critico e attivo può invece diventare un alleato prezioso nel percorso educativo.


Fonti

  • Sparrow, B., Liu, J., & Wegner, D. M. (2011). Google Effects on Memory: Cognitive Consequences of Having Information at Our Fingertips. Science, 333(6043), 776–778.
    Studio fondamentale sul cosiddetto “Google effect”, ovvero la tendenza a ricordare dove trovare un’informazione piuttosto che l’informazione stessa.

  • OECD (2021). The Impact of Artificial Intelligence on Education.
    Analisi sugli effetti dell’IA sui processi di apprendimento, sulle competenze cognitive e sul ruolo degli insegnanti.
    Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico.

  • American Psychological Association (APA). Cognitive Offloading and Digital Memory.
    Approfondimenti sul concetto di esternalizzazione cognitiva e sugli effetti delle tecnologie digitali su memoria e attenzione.

  • Firth, J. et al. (2019). The “online brain”: how the Internet may be changing our cognition. World Psychiatry, 18(2), 119–129.
    Articolo scientifico sugli effetti a lungo termine delle tecnologie digitali sui processi cognitivi, inclusa la memoria.

  • Unesco (2023). Guidance for Generative AI in Education and Research.
    Linee guida sull’uso consapevole dell’intelligenza artificiale nei contesti educativi, con particolare attenzione allo sviluppo cognitivo degli studenti.