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Aveva adescato una ragazzina di 13 anni in chat e, dopo averla incontrata di persona, l’ha indotta a subire per un lungo periodo numerosi rapporti sessuali. Durante uno di questi incontri però qualcuno ha notato i due a bordo di un’auto e ha informato i carabinieri di Pomezia. Sono scattate le indagini e a seguito di perquisizione domiciliare i militari hanno trovato materiale compromettente e utile al prosieguo delle indagini.
Il pedofilo, un bosniaco di 50 anni, è stato arrestato in esecuzione di un decreto di fermo emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Velletri per violenza sessuale su minore infra-quattordicenne. La vittima, assistita dai propri genitori e da una psicologa, è stata ascoltata dai carabinieri e ha raccontato la triste vicenda, confermando le violenze subite.
I Carabinieri stanno ora analizzando attentamente tutti i contatti che il bosniaco aveva su internet per accertare se ci siano stati altri minori


Fonte: Roma Daily News

Si spacciava per un intermediario di una società di moda e presentandosi con un falso profilo su Social Network FACEBOOK, contattava minorenni proponendo loro la possibilità di sostenere dei provini di selezione attraverso il web, per partecipare ad una sfilata di moda che si sarebbe tenuta a Caserta.

Così il 22enne di Mondragone, I.A., invitava le minori, una volta accettato, a connettersi su Messenger ove sarebbero state contattate da una sedicente dottoressa Minervini, titolare di una casa di moda che avrebbe, attraverso sofisticatissimi macchinari di ultima generazione, sottoposto prima ad una visita medica poi al provino vero e proprio le minori aderenti al “casting”. Una volta su messenger, le minori si sottoponevano al pseudo esame ed invitate a liberarsi degli abiti qualora sul proprio schermo, comparivano dei numeri, che stavano a significare che la macchina era impossibilitata all’esame clinico perché impedita dai vestiti. Ogni vestito che veniva tolto, scompariva un numero fino a quando la minore non restava a seno nudo e solo allora la pseudo macchina cominciava ad esaminare il corpo alla ricerca di imperfezioni. In realtà “lo spogliarello” veniva registrato attraverso la webcam dall’uomo che salvava i file su un cd, per poi ricattare la vittima.
Infatti l’attività del malfattore non si limitava solo a filmare le ragazze, ma successivamente, ricontattatele su Facebook con un altro falso contatto, chiedeva alle minori un incontro privata per la restituzione dei filmati, con la minaccia, in caso negativo di pubblicare il video sul web.
Nel corso di alcuni incontri con l’uomo, le minori, in cambio del supporto con il video, sono state costrette ad avere rapporti sessuali con lui. Solo grazie alle denuncie presentate da alcune minorenni presso la Sezione Polizia Postale di Caserta, accompagnate dai propri genitori che in alcuni casi si sono sostituiti alle figlie nel corso della chat, la Squadra di P.G., coordinata dal Comandante della Sezione, Ispettore Superiore Carmine COLAPS, dopo accurate indagini, addivenivano alla completa identificazione dell’autore dei fatti, con conseguente sequestro del suo p.c. per le analisi di rito, deferendolo all’Autorità Giudiziaria.

Ulteriori indagini sono in corso per verificare se oltre alle denuncianti, altre minori sono rimaste vittime del sedicente intermediario.


Fonte: Notiziando.tv Giovedì 19 Gennaio 2012 15:33

La polizia postale lancia l'allarme sulla diffusione del fenomeno: «Se gli scatti finiscono in mani sbagliate conseguenze nefaste»
BOLZANO - Un ragazzo bolzanino di 14 anni è indagato dalla procura minorile per aver creato un sito internet, sul quale caricava le foto delle sue compagne di scuola seminude e in pose osé.

La polizia postale di Bolzano, che ha provveduto alla chiusura del sito, coglie il caso come spunto per lanciare l'allarme contro questo fenomeno, chiamato sexting, che dilaga tra i giovanissimi.
I ragazzi - spiega il sovrintendente Roberto Santin della polizia postale di Bolzano al quotidiano Alto Adige - non capiscono «che se gli autoscatti finiscono nelle mani sbagliate, le conseguenze possono essere nefaste».
I giovani fanno gli autoscatti per divertimento nei bagni delle scuole, per poi scambiarsi le foto osé, che - una volta inviate - possono facilmente finire anche nelle mani di pedofili. «Noi ricordiamo agli studenti - aggiunge Santin - che un giorno saranno avvocati, ingegneri, architetti e quelle foto potrebbero rimanere nel web per sempre».

Fonte: Il Messaggero (18 Gennaio 2012)

Giuseppe Mutton contattava ragazzine su Facebook promettendo loro un futuro «da starlette»
PONZANO VENETO (Treviso)

Pedopornografia on line - Trevigiano condannato a 8 anni [Corriere della Sera]Con la promessa di un futuro nel mondo dello spettacolo adescava ragazzine sul web facendosi mandare foto «osé». Il tribunale di Venezia ha condannato a 8 anni e 5 mesi di reclusione Giuseppe Mutton, il 35enne residente a Ponzano Veneto arrestato dalla squadra mobile di Treviso a maggio dello scorso anno. Considerate la attenuanti generiche, la Procura aveva chiesto la condanna a 7 anni. Nonostante il rito abbreviato, che concede lo sconto di un terzo della pena, Mutton è stato condannato ad oltre otto anni per il peso avuto dai numerosi precedenti, dall’arresto nel 2006 per violenza sessuale alle successive denunce per reati contro la persona.

Mutton era finito in manette dopo la denuncia di una ragazzina. Tramite un finto profilo Facebook, nel quale si presentava con una fotografia fasulla, prometteva un futuro «da starlette» in cambio di scatti in pose pornografiche. Una decina i casi accertati dagli inquirenti che avevano ritrovato nel computer del 35 anche centinaia di foto circa un centinaio di ragazzine. Alcune delle quali appartenenti alle giovani contattate, altre scaricate direttamente dal web. Questa mattina la condanna per il reato di pedopornografia. Nei confronti di Mutton era stata eseguita anche una perizia psichiatrica che aveva escluso la sua pericolosità sociale. Ma lui, nonostante i limiti imposti dal carcere e l’impossibilità di usare internet, avrebbe continuato a contattare le sue prede con lettere scritte a mano.

Fonte: Alberto Beltrame [Corriere della Sera]

L'indagine della polizia postale di Catania ha consentito di risalire allo studente minorenne che risiede in Lombardia: aveva pubblicato su un sito le immagini delle compagne di scuola media in pose hard.
La polizia postale e delle comunicazioni di Catania ha individuato un sito italiano su cui erano visibili alcune foto di ragazze adolescenti, alunne di una scuola media di una cittadina lombarda, ritratte nude e, in alcuni casi, in atti di autoerotismo.
La polizia, coordinata dalla locale Procura distrettuale etnea, ha immediatamente rimosso le pagine e acquisito i dati informatici utili per risalire all'autore del sito.
Dopo gli accertamenti tecnici necessari è stata compiuta una perquisizione domiciliare, anche informatica, che ha consentito di identificare il responsabile in un ragazzo di quattordici anni compagno di scuola delle ragazze.
La Procura distrettuale ha trasmesso, pertanto, gli atti processuali alla competente procura per i minorenni con sede nel nord Italia. Le immagini sembrano essere state fatte dalle stesse minori con la fotocamera dei telefoni cellulari.
L'adolescente indagato aveva utilizzato la connessione internet della biblioteca comunale per realizzare il sito sperando in questo modo di non essere identificato. Il fatto sembrerebbe essere riconducibile a un fenomeno già conosciuto dalla Polizia postale, chiamato sexting (sex e texting) neologismo che indica l'invio di immagini sessualmente esplicite o di testi inerenti al sesso attraverso i mezzi informatici.
Oggi il sexting è "purtroppo, molto diffuso fra i giovani - spiegano gli investigatori informatici - uno scambio di foto e video a sfondo sessuale, spesso realizzate con il cellulare, e la loro pubblicazione su internet".

Fonte: La Repubblica (13 gennaio 2012)

Anche in assenza di "atti di contatto fisico'', se la condotta di un presunto pedofilo e' ''oggettivamente idonea a violare la liberta' di autodeterminazione della vittima nella sfera sessuale'' e c'e' ''l'intenzione di raggiungere l'appagamento dei propri istinti sessuali'', si configura il reato di tentata violenza sessuale. Per questi motivi il gup di Milano Maria Grazia Domanico ha condannato a 3 anni di reclusione un maresciallo dell'esercito, arrestato nel marzo 2011 per aver adescato su Facebook una ragazzina di 12 anni, che era stata compagna della figlia, cercando di portarla a casa sua.
L'uomo venne bloccato dalle forze dell'ordine che, avvertite dai genitori, avevano organizzato una 'trappola': infatti, l'uomo e' stato fermato mentre la ragazzina stava per salire in auto, dopo che lui aveva fissato con lei un appuntamento. Il procuratore aggiunto di Milano Pietro Forno e il pm Giancarla Serafini avevano sostenuto che far salire in macchina una minore, che non ha ancora compiuto i 14 anni, dopo averla adescata con lusinghe, cosi' come ha fatto il militare configura il reato di tentata violenza sessuale.
Il giudice, che ha emesso la condanna nell'ottobre scorso, si richiama ad una sentenza della Suprema Corte del 2005 che, in sostanza, riconosce lo stesso principio. Facendo poi riferimento al caso specifico, il magistrato spiega che ''se, accanto alla richiesta esplicita di avere un rapporto di evidente natura sessuale, l'autore concorda con la vittima un incontro e poi a tale incontro effettivamente si recano entrambi, e se l'autore va all'incontro anche armato di un coltello (come e' stato trovato addosso al militare, ndr) e se entrambi stanno per salire in macchina nel momento in cui vengono bloccati dai carabinieri, tale condotta'' e' tentata violenza sessuale. ''
Oltre tale condotta vi e' infatti - conclude il giudice - solo la consumazione del reato''.


Fonte: Libero 12/01/2012