Paolo e Federica raccontano le loro esperienze di sexting, una moda sempre più diffusa tra i giovani adolescenti (e non solo) in Italia e all'estero
"Ho iniziato per gioco, navigando su internet e cliccando per curiosità sui siti che promettono di trovarti una ragazza nella tua città. Sono timido, ma soprattutto curioso. E così ho conosciuto Sarah L. 13 anni. Prima qualche sms, poi delle foto, ma senza la faccia. Poi dettagli sempre più intimi. E l'eccitazione aumentava sempre di più. Così tanto che ora non riesco a fare a meno del sexting". A raccontare la sua storia è Paolo, 14 anni, di Genova. Frequenta la terza media, non gli piace studiare, ma come tanti coetanei ha un passatempo sempre a cui si dedica anima e corpo (soprattutto corpo): il sexting, ovvero il sesso attraverso foto, video, sms.
Paolo ha deciso di raccontarci la sua storia per telefono, anzi attraverso il cellulare (guarda caso), perché appunto è un ragazzo riservato. "Non solo il solo ad essere timido, nella mia classe sono in molti a non avere il coraggio di "abbordare" una ragazza tra i banchi di scuola o nei corridoi. Lo smartphone aiuta, che male c'è?". Già, che male c'è? Devono essere davvero in molti a pensarla come questo adolescente genovese, se è vero che che il sesso on line è praticato dal 74% degli adolescenti maschi e dal 37% delle femmine. Una percentuale altissima, ma soprattutto in contiua crescita. A fornire i dati è Maurizio Bini, sessuologo e direttore del Centro riproduzione e dell'Osservatorio nazionale sull'identita' di genere all'ospedale Niguarda di Milano.
Ma se per Paolo e per molti come lui il sexting è una cosa assolutamente normale, il guaio, secondo Bini, è che dietro al sesso al telefono, anzi per immagini tramite telefono, c'è altro: "L'anticipo dei tempi di maturazione e il ritardo dell'acquisizione del senso di autonomia e responsabilità hanno prolungato l'adolescenza". Insomma, anche gli over 15 non disdegnano la pratica di eccitarsi nell'inviare e ricevere foto erotiche a conoscenti o anche a perfetti sconosciuti.
È il caso di Federica. Lei, vicentina, ha superato l'adolescenza da un bel po'. Ha soffiato su 35 candeline di recente, è sposata, ha un lavoro che le piace e la gratifica, ma il suo sguardo finisce troppo spesso sullo schermo del cellulare. Il suo è un istinto irrefrenabile. "Mi dà carica, mi dà adrenalina trovare messaggi e foto del mio uomo". Peccato che il suo "uomo" in questione non sia il marito, bensì l'amante, con il quale ha ormai una relazione da diversi anni, all'insaputa del coniuge. Tutto è iniziato con un incontro casuale una sera tra conoscenti. Prima lo scambio dei numeri di telefono, poi gli sms, sempre più frequenti e "hot". Il passo dagli sms alle foto è stato breve. Come quello dal sesso virtuale a quello reale. Ma siccome lei è sposata e lui anche, non sempre è possibile trovare il tempo per incontri clandestini. Da qui il ricorso al sexting. Senza vincoli di luogo né di tempo, è possibile avere emozioni "forti" 24 ore al giorno: bastano un click, una foto nudi, una frase appena accennata e dettagli che lasciano correre la fantasia e aumentano l'eccitazione.
Ma se da adulti c'è una maggiore consapevolezza e il sexting non rappresenta altro che una forma di "tradimento" (per chi ha la fede al dito) o di "sesso alternativo", quando a praticarlo sono i ragazzi le cose si complicano. Secondo uno studio recente, il 20% degli adolescenti invia immagini erotiche, il 40% le riceve, mentre il 25% scatta foto e invia allegati in modo totalmente incosciente a più persone. Le conseguenze possono essere anche molto gravi, ma di questo i ragazzi non si curano.
Il "gioco" è bello e pienamente appagante soprattutto perché "clandestino". "Io fidanzato? Ma neanche per sogno. E anche se lo fossi, non lo direi certo né a voi ne' ai miei genitori". E' sempre Paolo a rispondere, spiegando che il sexting è un rituale da seguire di nascosto da mamma e papà.
Resta da chiedersi: ma loro, mamma e papà lo sanno cosa fa il loro figliolo chiuso in camera per ore o appiccicato costantemente al cellulare?

MILANO - Un tempo c’erano i giornaletti pornografici o gli amici più grandi a fare «scuola di sesso», oggi c’è internet. Ben il 74% degli adolescenti maschi e il 37% delle fanciulle ricorre infatti al web per fare sesso, vedere sesso, sapere tutto sul sesso o addirittura cercare un partner. A portare al centro dei riflettori il tema della sessualità negli adolescenti sono stati gli esperti intervenuti al recente Congresso del Sindacato pediatri di famiglia, proprio perché il pediatra potrebbe rivelarsi un valido punto di riferimento anche per i genitori nell’affrontare questa delicata fase della vita dei figli.
SEXTING - E si sa, quando si parla di sesso, internet è una miniera d’oro inesauribile con 2 miliardi di siti pornografici, con una possibilità infinita di informazioni e immagini per tutti i gusti e tutte le fantasie. «Quello che si fa sul web non è però influente – avverte Bini -. Le ampie possibilità di scelta e di cambiamento possono infatti avere ripercussioni anche nella vita reale, per esempio, se non si è fedeli al partner “fantasma” di rischia di non esserlo anche a quello reale o, ancora, di fronte a un problema col partner può risultare più semplice cambiare piuttosto che fare un minimo sforzo per appianare le cose. Insomma su internet ci si po’ soddisfare per tutto e poi pretendere altrettanto nella vita reale». La sessualità degli adolescenti oggi passa sempre più anche dal sexting, ovvero parlare di sesso o inviare immagini esplicite attraverso sms, mms e mail.
Uno studente su quattro di ave compiuto o subito atti di bullismo on line, in particolare il 23,50% dice averlo compiuto e il 26% di averlo subito. Come il bullismo tradizionale, il cyberbullimo, ovvero il bullismo attraverso le nuove tecnologie, è un fenomeno complesso che si manifesta in vari modi, dal Flaming, dall’inglese “fiamma” , ovvero un messaggio elettronico di contenuto violento o volgare al harassment, molstie persistenti e ripetute, fonte di disagio emotivo e psichico, alla denigrazione o all’esclusione.
CASERTA - Garantiva alle sue giovani vittime un futuro nel mondo dello spettacolo Angelo Ianuario, 22enne arrestato oggi per abusi sessuali su minori. Adescava le giovani, tutte di Mondragone, il suo paese, attraverso Facebook e altri social network con la scusa di essere un talent scout milanese in grado di lanciarle nel mondo dell'alta moda. Accusato di violenza sessuale tentata e consumata, aggravata dalla minore età delle vittime, il 22enne è stato arrestato dai carabinieri in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. A condurre le indagini, durate circa un anno, i militari della compagnia di Mondragone e i poliziotti della sezione di Caserta del Compartimento di polizia postale.
Amanda Todd aveva 15 anni. Si è tolta la vita a causa del cyberbullismo dei coetanei e lascia come sconvolgente testimonianza delle violenze subite un video di 10 minuti su Youtube nel quale racconta l’incubo che l’ha travolta.
Quando entra in classe le presunte amiche del cuore reagiscono simulando conati di vomito. C’è chi la spinge, chi la chiama con gli insulti peggiori. «Non piacevo più a nessuno» spiega un foglietto. Amanda è sotto assedio ma un giorno sembra esserci una via d’uscita perché un ragazzo le si avvicina, la corteggia. Le dice di aver già una fidanzata ma lei accetta di andare con lui fuori. Fanno sesso, lei crede che lui le voglia bene ma all’uscita di scuola si trova davanti a una folla di cinquanta ragazzi, c’è anche lui e la fidanzata di lui. Le gridano contro, c’è chi la colpisce e lei cade in terra, dove resta, sconvolta, fino a quando il padre non arriva a soccorrerla. La reazione è un tentato suicidio in casa, ingoiando del detersivo. L’autoambulanza arriva in tempo, in ospedale la salvano ma non fa a tempo a tornare a casa che su Facebook l’anonimo torna a farsi vivo.
Mercoledì scorso Amanda Todd si è uccisa e la madre ha chiesto a YouTube di non togliere il video dal Web affinché rimanga come testimonianza contro la piaga contemporanea del cyberbullismo che, secondo il «Canadian Medical Association Journal», è la seconda causa di morte tra i giovani canadesi fra i 10 e i 19 anni, con una percentuale in crescita fra le ragazze. La scuola ha reagito alla morte chiudendosi a riccio mentre il distretto scolastico dove si trova Coquitlam si limita a dire che «il cyberbullismo è una preoccupazione per tutti e i social media aggiungono elementi di pericolo». Intanto il misterioso molestatore resta in libertà, dopo aver portato a compimento la spietata cyber-persecuzione che lo ha trasformato a tutti gli effetti in un killer.
Da simbolo di libertà ed espressione a strumento di adescamento. La rete continua ad avviluppare i soggetti deboli, primi fra tutti i bambini. È quanto testimonia una recente ricerca dal titolo “Sessualità e Internet: i comportamenti dei teenager italiani”, commissionata da Save the children. Questi i dati: il 31% dei ragazzi tra i 16 e 17 anni ammette di avere avuto incontri, anche intimi, con persone conosciute in rete. Sul fronte della pedopornografia, il 78% delle vittime ha meno di 12 anni, il 4% meno di 3-4 anni.
E una volta scaricate queste immagini rimangono online, perché rimuovere i siti pedoponografici è ancora oggi difficilissimo: uno studio dell’Università di Cambridge ha messo in evidenza come la rimozione dei siti dediti a operazioni bancarie illegali abbia richiesto da 3,5 a 4,5 ore, mentre il tempo medio necessario per la rimozione di siti pedopornografici è stato di 719 ore. “È assurdo pensare che una transazione finanziaria illecita sia considerata oggi più “urgente” che una violenza perpetrata su un bambino”.