Ultime sul pericolo della DIPENDENZA

PROGETTO MASSERE - Sicurezza dei Minori sul Web

In manette il 22enne Angelo Ianuario. È accusato di violenza sessuale tentata e consumata sulle giovani

GROOMING: L'adescamenti di minori sul WEBCASERTA - Garantiva alle sue giovani vittime un futuro nel mondo dello spettacolo Angelo Ianuario, 22enne arrestato oggi per abusi sessuali su minori. Adescava le giovani, tutte di Mondragone, il suo paese, attraverso Facebook e altri social network con la scusa di essere un talent scout milanese in grado di lanciarle nel mondo dell'alta moda. Accusato di violenza sessuale tentata e consumata, aggravata dalla minore età delle vittime, il 22enne è stato arrestato dai carabinieri in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. A condurre le indagini, durate circa un anno, i militari della compagnia di Mondragone e i poliziotti della sezione di Caserta del Compartimento di polizia postale.

L’ADESCAMENTO - Con le false credenziali riusciva a convincere le giovani a spogliarsi davanti alla web-camera del loro pc, o a mettersi in pose piuttosto spinte, acquisendo poi le immagini; a quel punto iniziava a ricattarle, minacciando di pubblicare tutto su internet e chiedendo in cambio rapporti sessuali. Alcune adolescenti, prese dal terrore che le immagini potessero finire in rete, si sono presentate all'appuntamento preso con Ianuario. In almeno cinque circostanze il giovane avrebbe abusato di loro, in altri casi non ci sarebbe riuscito. Quando i carabinieri sono andati ad arrestarlo, hanno trovato nella memoria del suo pc materiale pedopornografico, in particolare foto e video delle ragazze ricattate.

FONTE: CORRIERE DELLA SERA

Secondo la ricerca dal titolo “Sessualità e Internet: i comportamenti dei teenager italiani” commissionata da Save the children, il 31% dei ragazzi tra i 16 e 17 anni ammette di avere avuto incontri, anche intimi, con persone conosciute in rete. La psicoterapeuta: "La 'prevenzione' si fa col dialogo in famiglia"

Da simbolo di libertà ed espressione a strumento di adescamento. La rete continua ad avviluppare i soggetti deboli, primi fra tutti i bambini. È quanto testimonia una recente ricerca dal titolo “Sessualità e Internet: i comportamenti dei teenager italiani”, commissionata da Save the children. Questi i dati: il 31% dei ragazzi tra i 16 e 17 anni ammette di avere avuto incontri, anche intimi, con persone conosciute in rete. Sul fronte della pedopornografia, il 78% delle vittime ha meno di 12 anni, il 4% meno di 3-4 anni.

“Un bambino che utilizza il web privo degli strumenti per capire e gestire un mezzo che ha molte potenzialità ma altrettanti rischi, è un bambino che è potenzialmente sottoposto a rischio di abuso. I fatti di cronaca sono densi di episodi che lo attestano”, afferma Valerio Neri, direttore generale di Save the children Italia. “Può apparire banale che il 32% di teenager dia il suo numero di cellulare a qualcuno conosciuto online, ma questo implica che potenzialmente il rapporto virtuale possa proseguire nel mondo reale. Non a caso 10,5% dei ragazzi tra i 12 e i 13 anni si dà appuntamento con una persona incontrata in rete, percentuale che cresce fino al 31% fra i 16 e i 17 anni. E ben il 6,5% dei primi e 16% dei secondi invia video e immagini di sé nudi”.

E una volta scaricate queste immagini rimangono online, perché rimuovere i siti pedoponografici è ancora oggi difficilissimo: uno studio dell’Università di Cambridge ha messo in evidenza come la rimozione dei siti dediti a operazioni bancarie illegali abbia richiesto da 3,5 a 4,5 ore, mentre il tempo medio necessario per la rimozione di siti pedopornografici è stato di 719 ore. “È assurdo pensare che una transazione finanziaria illecita sia considerata oggi più “urgente” che una violenza perpetrata su un bambino”.

Il Moige (Movimento italiano genitori) promuove la campagna “Ogni genitore dovrebbe sapere che…”, contro l’adescamento pedofilo sul web. Un minore su due è stato contattato via web più volte con proposte “indecenti” da sconosciuti. A 3 minori su 10 è stato chiesto un appuntamento al buio. Il 30% di chi ha subito un tentativo di adescamento ha meno di 15 anni. Più di 200mila minori hanno accettato proposte oscene in cambio di una ricarica telefonica. Sono questi alcuni dei dati emersi dalla ricerca condotta nel mese di aprile 2012 dall’Istituto demoscopico Swg ed elaborati dal Moige su un campione di 600 ragazzi utilizzatori di internet, di età compresa tra i 16 e i 21 anni, di entrambi i sessi e di tutte le regioni italiane. Dai risultati emerge che il tempo di navigazione medio si attesta tra le 3 e le 4 ore giornaliere, ma più di un terzo (soprattutto maschi) lo fa per oltre 5 ore. Ben 6 ragazzi su 10 non hanno computer dotati di sistemi di sicurezza e filtri per il controllo di accesso a siti dai contenuti pedopornografici e violenti.

Ma cosa possono fare i genitori per tenere lontani i propri figli dai pericoli del web? Mariateresa Ingenito, psicoterapeuta dell’età evolutiva spiega: “Tutto dipende da come s’imposta il dialogo educativo col figlio. Ogni bambino è curioso della sessualità e del mondo che c’è fuori, ma dovrebbe poterlo condividere con i genitori”. Il consiglio è quindi quello di “parlare tanto all’interno della famiglia”. Bisogna quindi “creare una ‘relazione conversativa’, che porta a vivere i conflitti in maniera non occultata”. Secondo Ingenito, quando il figlio torna da scuola è più utile chiedere: “Come stai? Ti sei divertito oggi?”, piuttosto che “sei stato interrogato? Quanto hai avuto?”. Occorre cioè “conoscere come il bambino gode della vita e trae benessere dalle cose”. E continua: “Anche la scelta di un programma tv o di un sito web dovrebbe essere condivisa”. Il genitore deve cioè “esercitare un controllo indiretto che non risulti come tale”.

Fonte: Il fatto quotidiano

Si era anche registrato col nome vero ma con la foto di un bambino, e poi lo immetteva nuovamente nella rete per adescare le sue prede. Gli agenti hanno denunciato all’Autorità Giudiziaria un settantenne di Villalba.

Guidonia (Roma), 24 agosto 2012 - Acquisiva il materiale pedopornografico da internet e social network, su cui si era anche registrato col nome vero ma con la foto di un bambino, e poi lo immetteva nuovamente nella rete per adescare le sue prede.

Gli investigatori del posto di Polizia di Guidonia hanno denunciato all’Autorità Giudiziaria un settantenne di Villalba.

Le indagini sono partite dopo la denuncia anonima di alcuni genitori preoccupati per la sorte dei figli.

Verso la fine di luglio gli investigatori del posto di Polizia di Guidonia, diretti da Alfredo Luzi, appreso che un anziano della zona acquisiva, mediante internet e social network, materiale pedopornografico, hanno segnalato il fatto all Autorità Giudiziaria.


Un attenta indagine ha consentito di accertare che l'uomo acquisiva il materiale, lo registrava su una Memory-card e poi lo diffondeva per adescare sessualmente giovani minorenni. La segnalazione, in forma anonima, è arrivata da un genitore che ha trovato la figlia di 11 anni in possesso di una Memory Card con materiale pornografico.

Nel frattempo altre segnalazioni anonime da parte di genitori disperati che riferivano di adescamenti dei figli da parte di S.G. hanno convinto gli agenti a intervenire. Ieri gli agenti di Villalba si sono recati in casa del sospetto. Durante il controllo, resosi conto di essere stato scoperto, l’anziano ha deciso di collaborare e ha consegnato spontaneamente tutto il materiale informatico che teneva all’interno dell’abitazione, anche a suo dire “per purificarsi dei pesanti sensi di colpa che lo stavano angosciando”.

Al termine degli accertamenti è stato denunciato in stato di libertà per possesso di materiale pedopornografico. Chiesto all’Autorità Giudiziaria anche un provvedimento restrittivo in materia di reati di pedofilia minorile.

FONTE: QUOTIDIANO.NET

Fenomeno del Grooming sui Social NEtworkLo scorso novembre ha adescato (nuovo fenomeno del GROOMING) una 13enne di origini ecuadoriane sul social network Badoo, uno dei più diffusi tra gli adolescenti. E nonostante la bambina gli avesse comunicato subito la propria età, ha cominciato a chiederle foto sempre più provocanti, regalandole in cambio ricariche del telefono e soldi. Finché Bruno D. C., idraulico napoletano di 34 anni, il 18 e il 29 novembre le ha proposto di raggiungerla a casa dopo la scuola, quando i suoi genitori erano al lavoro, e ha fatto sesso con lei, pagandola 150 euro.
E ci ha riprovato anche il 6 febbraio successivo, quando ha raggiunto ancora una volta la 13enne, ma è scappato quando qualcuno ha suonato la porta.

Oggi l'uomo, sposato e con due figli di 2 e 6 anni, è stato condannato con rito abbreviato per prostituzione minorile e violenza sessuale aggravata dall'età della vittima a 6 anni di carcere e a 34mila euro di multa.

FONTE: LA REPUBBLICA (18/07/2012)

Pescara, 29 marzo 2012 - Avrebbe adescato via internet decine di bambine tra gli 11 e i 14 anni in varie città d’Italia.
 
Violenza sessuale su bambine (foto Germogli)

Agenti della sezione della Polizia Postale di Teramo e del Compartimento di Pescara hanno arrestato un teramano di 33 anni.

La tecnica usata dall’uomo era quella del “GROOMING” spiegano dalla polizia postale, coordinata da Pasquale Sorgonà.

L’uomo le costringeva a riprendersi in foto e video osè tramite webcam.

FONTE: QUOTIDIANO.NET

Roma, 21 giugno 2012 - Un minore su 2 è stato contattato via web più volte con proposte indecenti da sconosciuti. A 3 minori su 10 è stato chiesto un appuntamento al buio. Il 30% di chi ha subito un tentativo di adescamento ha meno di 15 anni.

Più di 200.000 minori hanno accettato proposte oscene in cambio di una ricarica telefonica. Sono alcuni dei dati emersi da un’indagine condotta in aprile dall’Istituto demoscopico SWG ed elaborati dal Moige - Movimento Italiano Genitori, che avvia una campagna di sensibilizzazione attraverso il numero solidale 45509, che serve anche a raccogliere fondi per un progetto di contrasto alla pedofilia e alla pedopornografia.

La campagna ha per titolo “Ogni genitore dovrebbe sapere che”, e nasce dai preoccupanti risultati della ricerca condotta su un campione di 600 ragazzi utilizzatori di internet, di età compresa tra i 16 e i 21 anni, di entrambi i sessi e di tutte le regioni italiane. Dai risultati emerge che il tempo di navigazione medio si attesta tra le 3 e le 4 ore giornaliere. Ma osservando i dati nel dettaglio si rileva che, a fronte dei due terzi dei ragazzi che naviga sul web non piu’ di 3 ore al giorno, ne troviamo piu’ di un terzo (soprattutto maschi) che lo fa per oltre 5 ore.

Sul fronte dei limiti e delle preoccupazioni dei genitori, il dato per nulla rassicurante evidenzia come siano meno del 20% i padri e le madri che pongono dei limiti ai propri figli sul tempo di navigazione, mentre la maggioranza assoluta (79%) si fida di loro e non fissa alcuna restrizione. E tra le cose da non fare navigando, i genitori consigliano in particolare i figli di non accettare incontri con sconosciuti e di non fornire dati personali.

Preoccupa su questo fronte - dice il Moige - quel 17% di genitori che non dà nessun consiglio ai figli su come muoversi e cosa non fare. Social network, informazione e posta elettronica sono le opportunita’ offerte dalla rete maggiormente utilizzate, cui seguono il download di musica e film; meno gettonati la chat e il gioco. L’utilizzo di programmi d’incontro tramite chat riguarda circa un terzo dei ragazzi, soprattutto i più piccoli; oltre la metà dichiara di non aver mai utilizzato questo strumento. Ben 6 ragazzi su 10 non hanno computer dotati di sistemi di sicurezza e filtri per il controllo di accesso a siti dai contenuti pedopornografici e violenti. Quattro ragazzi su 10 vengono approcciati in Internet da sconosciuti per chiedere dati personali o fare proposte indecenti (40% del campione, percentuale che sale a 52% per le femmine, cioe’ 1 ragazza su 2) e per la maggior parte si tratta di minorenni.

La reazione della maggioranza è di interrompere subito la connessione, ma un terzo di coloro che hanno vissuto questa esperienza ha continuato a ‘chattare’ seppur senza rivelare i propri dati. Ciò che colpisce è soprattutto che la metà di coloro che hanno avuto questo genere di esperienze non ne abbia fatto parola con nessuno, e che solo una piccola parte ne abbia parlato con i genitori, e ancor peggio che un 4% abbia accettato di corrispondere alle proposte ricevute.

La pedofilia è una piaga che affligge ogni anno migliaia di bambini che subiscono abusi sessuali e i numerosi fatti di cronaca confermano che siamo in presenza di un’emergenza reale da affrontare subito e con ogni arma. I casi di adescamento, ad oggi, sono anche molto frequenti sul web, soprattutto a causa dei social network che consentono ai pedofili un contatto diretto con le piccole vittime. C’e’ da aggiungere, inoltre, che i casi denunciati sono solo la punta di un iceberg che rimane spesso celato dalla vergogna e dalla paura; dopo il dramma questi minori spesso restano soli, umiliati e non capiti.

Il Moige è in prima linea da anni nella lotta contro la pedofilia con campagne nazionali di sensibilizzazione, con tour educativi e informativi itineranti mettendo a disposizione psicologi, avvocati, educatori, il numero verde 800 93 70 70 e il sito internet www.prevenzionepedofilia.it, con l’obiettivo di combattere la pedofilia anche nei nuovi ambiti in cui si sta presentando - in particolare attraverso il web, per un corretto e responsabile uso della rete.

Per ulteriori informazioni è possibile consultare il sito www.moige.it Per rendere l’azione ancor piu’ completa ed efficace, il Moige ha intenzione di organizzare nelle scuole e nelle piazze attività di prevenzione e formazione per spiegare ai minori come riconoscere e sapersi difendere dai pedofili. I destinatari principali del progetto saranno gli alunni, i genitori ed i docenti delle scuole, che avranno la possibilità di essere coinvolti, formati e informati da operatori qualificati e preparati su tali tematiche, attraverso iniziative specifiche sul tema della prevenzione all’adescamento pedofilo e dell’abuso. Sarà distribuito materiale informativo a supporto della campagna e sarà inoltre sviluppata un’intensa attività sul web per favorire una maggiore informazione sull’argomento.

FONTE: quotidiano.net

I due studenti di un istituto superiore di Sansepolcro non sono stati ammessi all'esame di maturità. L'ultima bravata è andata ad aggiungersi al profitto modesto.

Sansepolcro, 28 giugno 2011 - E' proprio vero che su Facebook può succedere di tutto. Persino che un paio di studenti sbarbatelli usurpino il nome e la foto di un loro insegnante per chattare, con proposte sempre più esplicite, insieme a una coetanea pure lui studentessa, ma ancora minorenne. E' durata poco ed è finita con una sospensione dalle lezioni che ai due ragazzi è costata l'esclusione dall'esame di maturità.
Per loro infatti la mancanza disciplinare è andata a sommarsi al profitto piuttosto modesto.

Comincia tutto nel laboratorio di informatica della scuola. I due adolescente si costruiscono un profilo per il quale utilizzano non i loro nomi ma quello di un loro prof, foto compresa. Poi l'avventura in chat, a caccia di una ragazza che sia disponibile al dialogo. Ci casca la minorenne, cui arrivano ben presto proposte che lasciano poco all'immaginazione. Lei si rivolge ai genitori, loro all'autorità scolastica.
Alla fine il pasticcio viene a galla, responsabili compresi. Il resto è la cronaca di una maturità che nell'istituto biturgense si svolge senza due dei potenziali protagonisti.

FONTE: LA NAZIONE

Adescava su Facebook ragazzi minorenni, e poi li violentava sessualmente. Con l'accusa di violenza sessuale e pedofilia, un 38enne autista di una ditta specializzata in gite scolastiche, è stato arrestato in provincia di Pisa al termine di un'inchiesta della Polizia Postale, durata un anno. Secondo quanto emerso, l'uomo si registrava sul social network con profili falsi, si fingeva un coetaneo delle vittime e dava loro appuntamento, dopo esserci entrato in confidenza. Poi, quando riusciva a incontrare le vittime, tutti maschi di età tra i 13 e i 17 anni, li violentava, nei parcheggi o in aree isolate. Otto di loro sono stati rintracciati, e hanno confermato gli abusi subiti. Nel computer del 38enne sono state trovate centinaia di foto pedopornografiche, alcune anche dei nipotini figli della sorella. Il pedofilo è stato portato nel carcere Don Bosco di Pisa. L'uomo era già stato processato in passato per lo stesso genere di reati.

Fonte: www.amicipoliziapostale.com

Rete sempre più pericolosa per i minori. Una ragazza di 14 anni minacciata da un giovane di 22 via Internet: è stato arrestato dalla Polizia Postale grazie all'indirizzo IP da cui si collegava.

MONZA - Un'accusa pesantissima: aver minacciato una quattordicenne per costringerla a mostrarsi nuda sul web. Questo il capo d'imputazione che ha portato al fermo di un 22 enne residente in provincia, arrestato dalla Polizia Postale e delle Comunicazioni per la Lombardia per reati inerenti la pornografia minorile. Le indagini sono partite sette mesi fa, a novembre del 2011: gli agenti sono riusciti a risalire all'abitazione del giovane tramite l'indirizzo IP che usava per collegarsi a Internet. Nel mirino era finita una ragazzina di 14 anni.
Ma non era l'unica: stando a quanto si apprende, richieste ci sarebbero state nei confronti di altre ragazzine, di età anche inferiore.

L'uomo avrebbe anche piazzato telecamere nascoste in bagni e spogliatoi femminili per rubare immagini. Una storia che fa riflettere. Resta sul tavolo la domanda su cosa ci facessero in rete potenziali vittime così giovani. La Polizia Postale ha più volte messo in guardia dai pericoli connessi all'utilizzo di cellulari e web da parte dei minori: oltre ai ricatti a sfondo sessuale e allo stalking online, ci sono anche il bullismo e le minacce.

Fonte: MonzaToday

Paolo Segato, 52 anni, organizzava incontri in casa con i ragazzini. Scoperto tariffario per le prestazioni. Un carabiniere l'ha incastrato con un falso profilo Facebook

PADOVA – Paolo Segato, 52enne di Maserà di Padova, è stato arrestato dai carabinieri della stazione di Albignasego con l’accusa di atti sessuali con minori, prostituzione minorile e detenzione di materiale pornografico. Secondo il giudice per le indagini Paola Cameran che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare su richiesta del sostituto procuratore Sergio Dini, tra il 2009 e i giorni scorsi il 52enne si sarebbe reso protagonista di diversi incontri con una decina di ragazzini della zona, tutti con un’età minore dei 14 anni, uno di loro contattato tramite il social network Facebook. Segato, è l’ipotesi della magistratura, li ospitava nella sua casa e lì assieme a loro si sarebbe lasciato andare ad atteggiamenti piccanti, toccando e facendosi toccare a sua volta dai ragazzini, o mettendo in pratica dei rapporti orali a vicenda, o solo chiedendo di farsi mostrare, e mostrando loro, i propri organi genitali.

Tutto in cambio di alcuni regali: ricariche telefoniche, cellulari nuovi, piccole quantità di denaro, pizze, gelati o pacchetti di sigarette. Particolari confermati dallo Segato ai carabinieri che martedì mattina hanno perquisito la sua abitazione. Trovando in un cassetto – oltre a diversi giornali e videocassette con foto o filmati di giovani ragazzi intenti a fare sesso – anche un taccuino dove il 52enne (che lavora come facchino in una azienda di trasporti) teneva una sorta di contabilità e annotava ogni suo incontro. Una pagina è addirittura intitolata «tariffario servizi dal 2009», diviso in tre colonne. Nella prima c’è un elenco di prestazioni sessuali, nella seconda una «quantità di volte che può essere effettuato»; mentre la terza è dedicata al prezzo delle singole prestazioni: dal minimo di 10 euro per l’abbassarsi i pantaloni fino a un massimo di 50 per un rapporto orale e un massaggio corporeo. Oltre a questo i carabinieri hanno trovato anche un modulo di amicizia che il 52enne faceva firmare, e un foglio intitolato «soldi dati agli amici del modulo». L’inchiesta era partita nel marzo scorso, quando un ragazzino aveva detto al 112 di aver subito delle avances dall’uomo. Da qui la scelta di un carabiniere di creare un falso profilo Facebook, spacciarsi per 16enne e ottenere l’amicizia di Paolo Segato. Da qui la scoperta delle sue proposte, la perquisizione di martedì e l’arresto.

Fonte: Corriere della Sera [Nicola Munaro]

Un fisioterapista padovano si era spacciato per un agente e invitato via chat una minorenne vicentina a fare sesso. Risponderà di tentata violenza sessuale

CASSOLA (Vicenza) – «Se vuoi essere presa nel casting di moda e fare carriera devi venire a letto con me». E’ andato subito al sodo il padovano che ad aprile ha adescato via Facebook una studentessa minorenne residente a Cassola, facendo leva sulle sue aspirazioni di diventare un’indossatrice e spacciandosi per «Andrea». Peccato però che quella fosse un'identità falsa, che lui non fosse affatto un agente di moda, e che non ci fosse alcun casting. Il 26enne di Cittadella in realtà lavora come fisioterapista in un ospedale veneto. Non c’è voluto molto perché con la quindicenne bassanese, contattata via Facebook e poi via sms, arrivasse a esplicite proposte indecenti. La studentessa, spaventata ed angosciata, si è rivolta ai carabinieri di Romano D’Ezzelino i quali, una volta acquisito inequivocabili chat e testi di sms, lo hanno arrestato per tentata violenza sessuale. Da quanto emerso il padovano era riuscito ad adescare anche un’altra ragazzina. Ingente il materiale acquisito nella sua abitazione, tra cellulari, pc, cd e dvd.

Fonte: Corriere della Sera - Benedetta Centin

Adescata su Facebook e violentata fermati due quattordicenni del branco. Sono accusati di sequestro di persona e violenze sessuali, insieme ad altri 13enni non imputabili. La ragazzina loro coetanea minacciata con un video che volevano pubblicare anche su youtube.

Due quattordicenni anni sono stati fermati e trasferiti in una comunità del brindisino dopo essere stati accusati di sequestro di persona e violenze sessuali su una coetanea, una ragazzina di 13 anni vittima del branco. C’è ritrosia ed imbarazzo nelle parole di Giampaolo Patruno, dirigente del Commissariato di Cerignola, cui spetta il compito di raccontare la vicenda accaduta nel comune del basso Tavoliere che vede protagonisti ragazzini adolescenti, di 13 e 14 anni. L’accusa nei loro confronti è gravissima, la vittima una loro coetanea, conosciuta su Facebook. Patruno misura le parole, evita i dettagli più squallidi della storia. Ma un aspetto viene più volte rimarcato: “La mentalità del branco – spiega – si rafforza e prende corpo attraverso i social network, strumenti che possono abbassare notevolmente la soglia del rischio di pericolo per giovani e giovanissimi”. Sul banco di accusa finisce ancora una volta Facebook: è attraverso le pagine del noto social network, infatti, che la vittima di 13 anni ha conosciuto uno dei suoi aguzzini.

Dopo i primi contatti telematici, i due adolescenti si incontrarono per la prima volta lo scorso 2 febbraio. Già in questa prima occasione il ragazzino era accompagnato da altri due amici-complici, entrambi 13enni. A questo incontro innocente, di mera conoscenza, ne seguì un altro, avvenuto il 18 febbraio. In questa occasione i due, apparentemente soli, si scambiarono baci e tenere effusioni, mentre i complici – ad insaputa della vittima - filmavano il tutto con un telefono cellulare. Forti di questo video, il branco inizia quindi a vessare psicologicamente la ragazzina con continue minacce: diffamare la stessa sul social network e pubblicare il video in questione su youtube. Per fermare questa “macchina del fango” avviata nei suoi confronti, lo scotto da pagare sarebbe stato acconsentire alla richiesta dei ragazzi di avere rapporti sessuali, anche completi, con loro.

La ragazzina è stata quindi portata in un luogo isolato della città dove poi si è consumata materialmente la vicenda. Secondo la ricostruzione del caso fatta dal personale del commissariato di Cerignola e della squadra mobile di Foggia, sono due i ragazzi che hanno partecipato alla violenza, entrambi 14enni ora ristretti in due diverse comunità del brindisino, gli altri – tre 13enni, minori non imputabili – hanno preso parte al branco ma con ruoli marginali. Si tratta di ragazzi appartenenti a famiglie per bene, che non hanno mai avuto problemi con la giustizia e con alle spalle una situazione lavorativa stabile.

Distrutta da quando accaduto, la vittima ha avuto la forza di confidarsi con un’amica maggiorenne la quale, compresa la gravità dell’accaduto, ha raccontato tutto ai genitori della ragazzina che hanno convito la figlia – nonostante le resistenze iniziali – a denunciare il fatto alla polizia. Dopo gli accertamenti del caso, acquisiti i filmati ed i documenti che accertavano le minacce subite e acclaravano la versione dei fatti denunciata dalla vittima, gli agenti hanno eseguito, ieri mattina, l’ordinanza di misura cautelare emessa dal gip del Tribunale dei minori di Bari, Antonella Triggiani, su richiesta del pm Gianna Maria Nanna nei confronti dei due quattordicenni cerignolani con l’accusa di violenza sessuale e sequestro di persona.

Fonte: Repubblica [
MARIA GRAZIA FRISALDI]

Creava falsi profili sui social network per contattare le giovani spacciandosi per un 16enne. Fermato a Trezzano sul Naviglio è accusato di reati sessuali.

Si presentava come 'Simoroller' o 'Skizzato', 16enne dal bell'aspetto e la passione per la pallavolo. Contattava bambine e adolescenti sui social network, le circuiva, le ammaliava. Poi le convinceva a denudarsi davanti alla webcam e a fare sesso virtuale. Diciassettenni, quindicenni, undicenni. Due di loro, dal veneto e dalla Puglia, avevano chiesto allo 'Skizzato' di incontrarsi a metà strada e appartarsi. Non potevano sapere che dietro a quel nickname c'era un istruttore di pallavolo 39enne, implicato in reati di pedofilia dal 1998.

Aveva 25 anni Gianluca Mascherpa quando venne arrestato dai poliziotti del commissariato di Massa: comprava le bimbe d'accordo con i loro genitori. Dentro e fuori dal carcere per 12 anni, era tornato dalla madre a Milano e si era reinventato allenatore. Volley femminile, squadre giovanili. Corsico, poi Cesano Boscone, da dov'era era stato allontanato per le sue attenzioni morbose verso una giocatrice, Under 12. Infine Trezzano sul Naviglio. Dove due genitori di altrettante giovanissime avevano raccolto le confidenze delle figlie, fatte di sms spinti e approcci a scuola e all'oratorio, e le avevano raccontate al presidente della società.

Da qui, la denuncia ai carabinieri di Corsico, lo scorso 12 gennaio. In due mesi di indagini gli investigatori hanno registrato gli approcci di Mascherpa, la sua dimestichezza col linguaggio giovanile, le accortezze per comunicare nei phone center. Il pedofilo è stato tradito dai messaggi e dai video salvati sull'i-phone. Venerdì mattina i militari lo hanno arrestato in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare per violenza sessuale aggravata e detenzione di materiale pedopornografico

Fonte: La Repubblica

Aveva 300 minori "amici" su Fb L’indagine è nata da una segnalazione dell’associazione Meter di Don Fortunato Di Noto

Un uomo di 63 anni, residente a Roma, è stato arrestato in flagranza dalla Polizia Postale e delle Comunicazioni di Catania per produzione e detenzione di materiale pedo-pornografico.

L’indagine è stata avviata dopo una
segnalazione dell’associazione Meter di Don Fortunato Di Noto, che aveva individuato su Facebook un utente che esponeva immagini di bambini nudi. La Procura di Catania ha autorizzato la Polpost a svolgere attività «sotto copertura» e un agente di è finto pedofilo on line. Nell’arco di alcuni mesi si è confermato così che l’indagato attirava minori a scopo sessuale: tra i contatti «amici» del suo profilo Facebook ne aveva iscritti oltre trecento.

Durante la perquisizione domiciliare e informatica a carico dell’uomo, sono state scoperte numerose immagini pedo-pornografiche archiviate nei computer da lui usati e per questo è scattato l’arresto. Tra le foto archiviate, alcune riprendevano una bambina di sette anni figlia di una conoscente dell’arrestato. Sono in corso approfondimenti in merito a questa vicenda. Facebook ha provveduto alla cancellazione del profilo oggetto d’indagine.

Fonte: La Stampa - Inchiesta Polizia Postale

Aveva adescato una ragazzina di 13 anni in chat e, dopo averla incontrata di persona, l’ha indotta a subire per un lungo periodo numerosi rapporti sessuali. Durante uno di questi incontri però qualcuno ha notato i due a bordo di un’auto e ha informato i carabinieri di Pomezia. Sono scattate le indagini e a seguito di perquisizione domiciliare i militari hanno trovato materiale compromettente e utile al prosieguo delle indagini.
Il pedofilo, un bosniaco di 50 anni, è stato arrestato in esecuzione di un decreto di fermo emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Velletri per violenza sessuale su minore infra-quattordicenne. La vittima, assistita dai propri genitori e da una psicologa, è stata ascoltata dai carabinieri e ha raccontato la triste vicenda, confermando le violenze subite.
I Carabinieri stanno ora analizzando attentamente tutti i contatti che il bosniaco aveva su internet per accertare se ci siano stati altri minori


Fonte: Roma Daily News

Si spacciava per un intermediario di una società di moda e presentandosi con un falso profilo su Social Network FACEBOOK, contattava minorenni proponendo loro la possibilità di sostenere dei provini di selezione attraverso il web, per partecipare ad una sfilata di moda che si sarebbe tenuta a Caserta.

Così il 22enne di Mondragone, I.A., invitava le minori, una volta accettato, a connettersi su Messenger ove sarebbero state contattate da una sedicente dottoressa Minervini, titolare di una casa di moda che avrebbe, attraverso sofisticatissimi macchinari di ultima generazione, sottoposto prima ad una visita medica poi al provino vero e proprio le minori aderenti al “casting”. Una volta su messenger, le minori si sottoponevano al pseudo esame ed invitate a liberarsi degli abiti qualora sul proprio schermo, comparivano dei numeri, che stavano a significare che la macchina era impossibilitata all’esame clinico perché impedita dai vestiti. Ogni vestito che veniva tolto, scompariva un numero fino a quando la minore non restava a seno nudo e solo allora la pseudo macchina cominciava ad esaminare il corpo alla ricerca di imperfezioni. In realtà “lo spogliarello” veniva registrato attraverso la webcam dall’uomo che salvava i file su un cd, per poi ricattare la vittima.
Infatti l’attività del malfattore non si limitava solo a filmare le ragazze, ma successivamente, ricontattatele su Facebook con un altro falso contatto, chiedeva alle minori un incontro privata per la restituzione dei filmati, con la minaccia, in caso negativo di pubblicare il video sul web.
Nel corso di alcuni incontri con l’uomo, le minori, in cambio del supporto con il video, sono state costrette ad avere rapporti sessuali con lui. Solo grazie alle denuncie presentate da alcune minorenni presso la Sezione Polizia Postale di Caserta, accompagnate dai propri genitori che in alcuni casi si sono sostituiti alle figlie nel corso della chat, la Squadra di P.G., coordinata dal Comandante della Sezione, Ispettore Superiore Carmine COLAPS, dopo accurate indagini, addivenivano alla completa identificazione dell’autore dei fatti, con conseguente sequestro del suo p.c. per le analisi di rito, deferendolo all’Autorità Giudiziaria.

Ulteriori indagini sono in corso per verificare se oltre alle denuncianti, altre minori sono rimaste vittime del sedicente intermediario.


Fonte: Notiziando.tv Giovedì 19 Gennaio 2012 15:33

Giuseppe Mutton contattava ragazzine su Facebook promettendo loro un futuro «da starlette»
PONZANO VENETO (Treviso)

Pedopornografia on line - Trevigiano condannato a 8 anni [Corriere della Sera]Con la promessa di un futuro nel mondo dello spettacolo adescava ragazzine sul web facendosi mandare foto «osé». Il tribunale di Venezia ha condannato a 8 anni e 5 mesi di reclusione Giuseppe Mutton, il 35enne residente a Ponzano Veneto arrestato dalla squadra mobile di Treviso a maggio dello scorso anno. Considerate la attenuanti generiche, la Procura aveva chiesto la condanna a 7 anni. Nonostante il rito abbreviato, che concede lo sconto di un terzo della pena, Mutton è stato condannato ad oltre otto anni per il peso avuto dai numerosi precedenti, dall’arresto nel 2006 per violenza sessuale alle successive denunce per reati contro la persona.

Mutton era finito in manette dopo la denuncia di una ragazzina. Tramite un finto profilo Facebook, nel quale si presentava con una fotografia fasulla, prometteva un futuro «da starlette» in cambio di scatti in pose pornografiche. Una decina i casi accertati dagli inquirenti che avevano ritrovato nel computer del 35 anche centinaia di foto circa un centinaio di ragazzine. Alcune delle quali appartenenti alle giovani contattate, altre scaricate direttamente dal web. Questa mattina la condanna per il reato di pedopornografia. Nei confronti di Mutton era stata eseguita anche una perizia psichiatrica che aveva escluso la sua pericolosità sociale. Ma lui, nonostante i limiti imposti dal carcere e l’impossibilità di usare internet, avrebbe continuato a contattare le sue prede con lettere scritte a mano.

Fonte: Alberto Beltrame [Corriere della Sera]

Anche in assenza di "atti di contatto fisico'', se la condotta di un presunto pedofilo e' ''oggettivamente idonea a violare la liberta' di autodeterminazione della vittima nella sfera sessuale'' e c'e' ''l'intenzione di raggiungere l'appagamento dei propri istinti sessuali'', si configura il reato di tentata violenza sessuale. Per questi motivi il gup di Milano Maria Grazia Domanico ha condannato a 3 anni di reclusione un maresciallo dell'esercito, arrestato nel marzo 2011 per aver adescato su Facebook una ragazzina di 12 anni, che era stata compagna della figlia, cercando di portarla a casa sua.
L'uomo venne bloccato dalle forze dell'ordine che, avvertite dai genitori, avevano organizzato una 'trappola': infatti, l'uomo e' stato fermato mentre la ragazzina stava per salire in auto, dopo che lui aveva fissato con lei un appuntamento. Il procuratore aggiunto di Milano Pietro Forno e il pm Giancarla Serafini avevano sostenuto che far salire in macchina una minore, che non ha ancora compiuto i 14 anni, dopo averla adescata con lusinghe, cosi' come ha fatto il militare configura il reato di tentata violenza sessuale.
Il giudice, che ha emesso la condanna nell'ottobre scorso, si richiama ad una sentenza della Suprema Corte del 2005 che, in sostanza, riconosce lo stesso principio. Facendo poi riferimento al caso specifico, il magistrato spiega che ''se, accanto alla richiesta esplicita di avere un rapporto di evidente natura sessuale, l'autore concorda con la vittima un incontro e poi a tale incontro effettivamente si recano entrambi, e se l'autore va all'incontro anche armato di un coltello (come e' stato trovato addosso al militare, ndr) e se entrambi stanno per salire in macchina nel momento in cui vengono bloccati dai carabinieri, tale condotta'' e' tentata violenza sessuale. ''
Oltre tale condotta vi e' infatti - conclude il giudice - solo la consumazione del reato''.


Fonte: Libero 12/01/2012

L'uomo adescava i minorenni su Facebook e li pagava con ricariche e vestiti. L'indagine è partita dopo la denuncia di una mamma padovana. Venti i casi accertati
PADOVA - Sarebbero una ventina i ragazzini, tra i 15 e i 17 anni, sugli oltre 50 contattati, con i quali l'imprenditore vicentino arrestato oggi per pedofilia dalla squadra mobile di Padova avrebbe avuto rapporti sessuali.

L'uomo, A.B., 56 anni, di Vicenza, è titolare di una fabbrica che produce componentistica elettronica alla periferia della città berica. L'indagine è iniziata 6 mesi mesi, fa quando una mamma padovana ha scoperto su un social network condiviso dal figlio quattordicenne messaggi inequivocabili.
La polizia ha pedinato e intercettato telefonicamente l'indagato, scoprendo che si incontrava solo con ragazzi (e non anche ragazzine, come appreso in un primo momento) con i quali si appartava nella sua macchina, anche nei pressi dei caselli autostradali, e nelle abitazioni dei giovanissimi quando i genitori erano assenti.
Considerata la confidenza che l'uomo aveva con le vittime, la polizia ritiene che i contatti andassero avanti da diverso tempo. Coinvolti adolescenti delle province di Treviso, Padova, Venezia, Brescia e Vicenza, ai quali venivano offerte oltre a ricariche telefoniche, somme in denaro dai 25 ai 50 euro e, in alcuni casi, telefoni cellulari o qualche capo d'abbigliamento. Il capo della squadra mobile di Padova, Marco Calì, ha lanciato l'invito ai genitori a condividere con i figli le password e gli accessi ad internet, soprattutto quando sono in età adolescenziale, «per evitare spiacevoli incontri e di essere trascinati in percorsi pericolosi». Il provvedimento restrittivo è stato emesso dal gip di Venezia, su richiesta del pm lagunare Giovanni Zorzi.

Fonte: 08 novembre 2011 Redazione online [Corriere della Sera]

Un maresciallo dell'Esercito di 45 anni è stato arrestato con l'accusa di tentata violenza sessuale per aver adescato tramite Facebook, fingendosi un'altra persona, la figlia di una conoscente, una ragazzina di 12 anni.
Il provvedimento di fermo, richiesto dal pm di Milano Giancarla Serafini e dal procuratore aggiunto Pietro Forno, è stato convalidato dal gip Bruno Giordano, che ha disposto anche la custodia cautelare per il militare.
Dopo averle fatto apprezzamenti e parlato a lungo con lei via Facebook, l'uomo ha dato un appuntamento alla ragazzina, ma i carabinieri sono riusciti a fermarlo in flagranza, proprio mentre la ragazzina stava per salire a casa sua.
Ad accorgersi dell'uomo, infatti, erano stati i genitori della piccola che la lasciavano "chattare" su Facebook, ma le controllavano il "profilo". Si sono accorti, dunque, delle avances dell'uomo, denunciando tutto ai carabinieri.
Secondo una sentenza della Cassazione del 1993, poi, come è stato spiegato in Procura, far salire in macchina una ragazzina che non ha ancora compiuto i 14 anni, dopo averla adescata con lusinghe, configura il reato di tentata violenza sessuale.


Fonte: ANSA 07 Marzo 2011

I sexual predators, come amano definire i pedofili negli Stati Uniti, stanno utilizzando le funzionalità per il gioco online di PlayStation 3, Xbox 360 - e in piccola parte di Wii - per adescare minorenni.

I sexual predators, come amano definire i pedofili negli Stati Uniti, stanno utilizzando le funzionalità per il gioco online di PlayStation 3, Xbox 360 - e in piccola parte di Wii - per adescare minorenni.
Questa la forte dichiarazione pubblicata oggi da USA Today. Il capo Detective della Polizia di Stato del Michigan, Thomas Kish, ha infatti dichiarato che i pedofili percepiscono i videogiochi come un'entrata agevolata per avere un contatto con i bambini, stabilendo inoltre che questi soggetti stanno migrando dai metodi tradizionali ai media alternativi. "Si stanno posizionando dove sono i bambini", ha sottolineato Kish.

Questo rapporto prende nota di parecchi casi in cui i "predatori" hanno impiegato i giochi online per raggiungere i loro scopi. World of Warcraft su PC, ad esempio, è stato sfruttato da un uomo per convincere una dodicenne ad avere un rapporto sessuale con lui, mentre con Xbox Live c'è chi è arrivato al punto di inviare video espliciti ad un ragazzino di 10 anni conosciuto giocando ad Halo 3.

Fonte: Tom's Hardware (Leggi l'articolo completo qui)

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