Ultime sul CYBERBULLISMO

PROGETTO MASSERE - Sicurezza dei Minori sul Web

Gli haters sono sempre più presenti nel mondo del web: esiste qualche rimedio nell’ordinamento giuridico?
Dal punto di vista penalistico, otre ad alcuni reati che trovano terreno fertile online (come la diffamazione), occorre segnalare la presenza della legge 25 giugno 1993, n. 205 (nota come legge Mancino).

Tale normativa, nonostante abbia recentemente compiuto 26 anni, risulta di grande impatto applicativo nell’epoca moderna e, in particolare, nel mondo di internet.
Ovviamente, la legge in esame non nasce per punire comportamenti online; tuttavia la sua portata risulta agilmente riconducibile ad attività che, purtroppo, sono sempre più frequenti sul web.

La legge n. 205/93 punisce i “crimini d’odio” prevedendo sanzioni per chiunque diffonde in qualsiasi modo (oggi è sicuramente compreso il web) idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero incita a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.
Sono puniti, altresì, coloro che in qualsiasi modo incitano a commettere o commettono violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.

Dunque, la portata applicativa è riconducibile ad attività relative a questioni razziali, etniche, nazionali o religiose; tuttavia potrebbe risultare un deterrente per disincentivare alcuni “commenti d’odio” che spesso riempiono impropriamente i post online delle notizie di cronaca.

Per approfondire, suggerisco la lettura del "Il Sole 24 Ore" Odio online, ecco quali sono le conseguenze legali

 

 


Autore:
Dott. Matteo Meroni
Resp. Legale

Rispondiamo ad alcune delle domande più frequenti che ci vengono poste negli incontri con i genitori e con i ragazzi.

Come ci si può tutelare legalmente davanti ad atti di cyberbullismo effettivo o presunto?
Come noto, nel nostro ordinamento giuridico le tutele “fai da te” possono comportare risultati poco utili e conseguenze dannose per la persona offesa.
Una risposta efficace alla domanda la si può ricavare solo nel dettato normativo.

Da qualche giorno è disponibile online il MODULO per denunciare i casi di cyberbullismo e godere delle tutele offerta ai minori dalla legge 71/2017 sul sito del Garante per la protezione dei dati personali.

Il modulo [Modello per la segnalazione reclamo in materia di cyberbullismo] può essere scaricato QUI e dovrà poi essere reinviato via email a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. allegando eventuali file multimediali.

Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo.

La  Camera  dei  deputati  ed  il  Senato  della  Repubblica  hanno approvato; 
                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 
                              Promulga 
la seguente legge: 
                               Art. 1 
                       Finalita' e definizioni

La Camera dei Deputati ha poco fa approvato all'unanimità (432 favorevoli, nessun contrario) in via definitiva la legge che introduce disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del cyberbullismo.                                                                       

https://www.avvenire.it/attualita/pagine/cyberbullismo-la-camera-approva-la-nuova-legge-all-unanimita

http://www.corriere.it/tecnologia/cyber-cultura/cards/lotta-cyberbullismo-arriva-l-ok-camera-cosa-prevede-legge/contro-bullismo-cyberbullismo-l-ok-camera_principale.shtml

16.03.2017, Bologna, dei ragazzini, gli smartphone, un falso profilo, la fiducia e delle foto...
Da "Il Corriere della Sera" Il falso profilo e le foto rubate  Messo alla gogna dai cyberbulli

BOLOGNA - Una ragazzina di 15 anni che inizia a chattare con un 13enne, prima semplici messaggi su Whatsapp, poi un flirt, fino a richieste più esplicite. A un adolescente, poco più che bambino, non sembra vero e infatti non lo è. Perché è solo l’ennesimo caso di bullismo ordito da tre compagni di classe per sbeffeggiare il più giovane e debole.

«Ormai registriamo fra gli under 18 un atto di cyberbullismo al giorno. Non solo nelle scuole, ma anche fuori, nelle piazze, durante la palestra, nei negozi, nella pausa pranzo e nell’arco della giornata». A lanciare l’allarme è Luca Bernardo, a capo dell’unico centro contro i bulli in Italia.

In Lombardia nel 2016 sono stati registrati 1.200 nuovi casi di bullismo di cui 800 nell’ambito della sicurezza in rete, cyber bullismo, sex testing (scopri la definizione di sexting), con invio di messaggi sessualmente espliciti.

Facebook presenta la nuova Piattaforma di prevenzione contro il bullismo in collaborazione con Yale Center for Emotional Intelligence.
Abbiamo dato una prima occhiata, abbiamo selezionato le sezioni più interessanti:
ADOLESCENTI: Il bullismo può verificarsi ovunque e assumere varie forme, che vanno dal diffondere false voci a pubblicare foto inappropriate, a minacciare qualcuno. Bullismo significa essere cattivi o offensivi arrivando a spaventare o ferire un'altra persona. Che tu sia vittima di bullismo, abbia un amico che ne è vittima o abbia ricevuto accuse in proposito, ricorda che puoi sempre trovare aiuto. Scopri gli strumenti che ti offre Facebook per aiutarti a gestire il problema.

Negli ultimi giorni si parla tantissimo del disegno legge 20/09/2016 n° 3139, noto con il titolo di "Disposizioni per la prevenzione e il contrasto dei fenomeni del bullismo e del cyberbullismo”.
L’iter legislativo non è ancora terminato, ma tutto sommato siamo nelle fasi finali quindi è possibile già dare un commento al disegno che a breve diverrà legge.

Durante uno degli ultimi incontri con i genitori delle scuole si è riflettuto su come generalmente ci si focalizzi solamente sulla figura della vittima di bullismo e mai sul bullo. Si fanno riflessioni e ricerche sulle caratteristiche della vittima prototipica, delle conseguenze dopo gli episodi e così via ma poco ci si sofferma sul chiedersi chi è il bullo? Che caratteristiche ha? Come si può lavorare con e su di lui in ottica sia preventiva che “riparativa”?

Storia di Andrea, sopravvissuta ai cyberbulli: “Sono loro i veri malati. Io ho scelto la vita”.

«Tutto cominciò con piccole parole, insulse, stupide. Non ci facevo caso, se loro erano cretini non era colpa mia. Era lì che avevo sbagliato, perché tutto comincia con piccole parole, man mano la persona le dà peso, più diventano grandi. Perché mi giudicavano? Loro erano perfetti? Mah, non credo proprio.

Si è gettata domenica dal tetto dell’ex hotel Palace. Era stata presa di mira sul social network più volte accusato di favorire il cyberbullismo: «Sucidati», «Sei strana, meriti di stare sola». La Procura apre un'inchiesta.

CITTADELLA Ha scritto per chiedere scusa, per non essere dimenticata, perché mamma e papà la perdonassero di averli delusi. Poi si è gettata nel vuoto ed è morta trenta metri più in basso. Non è stata una decisione improvvisa, un colpo di testa: da settimane pianificava la sua morte e aveva confidato il suo disagio manifestandolo anche con atti autolesionisti, ma nessuno aveva capito che faceva sul serio. La quattordicenne di Fontaniva che si è tolta la vita buttatasi domenica pomeriggio dalla terrazza sul tetto dell'ex hotel Palace di Borgo Vicenza a Cittadella ha scritto di suo pugno cinque lettere: una è quella che la nonna ha ritrovato a casa.

Era indirizzata alla mamma e in basso – a caratteri microscopici – la ragazzina annunciava quello che avrebbe fatto. Accanto allo zainetto lasciato sul tetto dell'albergo, i carabinieri hanno trovato altri quattro fogli: un pensiero per i genitori e poi lettere per un'amica e due amici. All'interno c'erano parole semplici: pregava i compagni di perdonarla e di non dimenticarsi di lei, mentre a mamma e papà chiedeva scusa perché li aveva delusi. Non ci sarebbe quindi una spiegazione netta e definitiva del gesto, se non l'enorme fragilità dell'adolescenza e la fatica di crescere che talvolta appare insopportabile ai ragazzi. Una fatica che la giovanissima avvertiva da tempo, di cui non aveva dato alcun segnale in famiglia, ma che aveva confidato agli amici più cari.

Uccidere e uccidersi sono parole che ricorrono spesso nelle sue risposte sul social «Ask.fm». Nella chat cercava di sfogarsi raccontando un mondo che la opprimeva e la sfiancava. La sua non era una posa, ma un dolore vero: si stupiva di se stessa quando sorrideva, come se il sorriso la rapisse da una costante situazione di tristezza, da una dimensione cupa, che forse chi le voleva bene sentiva semplicemente come un modo di atteggiarsi “dark”. Una moda. Eppure utilizzava un'icona a fare da sfondo ai suoi pensieri di morte: l'immagine in bianco e nero di una donna che tiene un cartello con la scritta “help”, aiutatemi. L'ultima richiesta d'aiuto, in fondo, l'aveva lasciata nella lettera alla mamma, in piccolo aveva scritto: “Vado a buttarmi al Palace”.

Gli insulti su Ask. «Fammi una domanda», è lo slogan di Ask.fm. Ad Amnesia (questo il soprannome usato dalla ragazzina suicida) non ne è stata risparmiata nessuna. «Cosa stai aspettando?» «Di morire», rispondeva lei. Un flusso continuo di botta e risposta. Condito da insulti e inviti: «Secondo me tu stai bene da sola!!!!!!!!!!! fai schifo come persona!!!», «spero che uno di questi giorni taglierai la vena importantissima che ce sul braccio e morirai!!!! » (scritto così nel sito, ndr). Senza risparmiarle pesanti allusioni sessuali e proposte oscene, che lei respingeva con battute acide. In questi mesi Amnesia ha risposto 1148 volte alle domande che le arrivavano su Ask. Fino a 9 giorni fa. Poi tutto si è interrotto.

Tra domande e risposte ansie, certezze e paure di ogni adolescente. Il timore di essere grassa e la soddisfazione di esser dimagrita fino a 55 chili. L’accusa di non fumare davvero, di non bere come tutti gli altri: «Sei una ritardata, grassa e culona, fai finta di fumare, ma non aspiri, fai finta di bere, ma non bevi, fai finta di essere depressa per attirare l'attenzione, sei patetica». Con il senno di poi tanti piccoli segnali, tante richieste di aiuto. «Cosa credi che accada dopo la morte? Non lo so diosss, ogni tanto ci rifletto anche D:». «Dove pensi che vivrai tra cinque anni? Vivrò tra 5 anni? wow :')». «Qual è l'ultimo libro che hai letto? Il diario di una ragazza suicida (stupendo tra l'altro)». E quella storia dei tagli sulle braccia, fatti con un temperino. La tempestavano di richieste di foto delle ferite. Aveva ceduto ma poco dopo aveva tolto l’immagine. «Secondo me, i tagli sono tutti delle piccole bocche che gridano aiuto», ammette. «Ti tagli solo per farti vedere...», insistono. «Sì certo, mi rovino la vita solo per farmi vedere, rovino tutto il mio corpo, al punto di non ricordarmi più com’era la mia pelle normale, solo per farmi vedere, certo, è come dici tu, sì», risponde ironica.

Domande anche al fidanzato. Ora che Amnesia non c’è più su Ask non risparmiano domande crudeli neppure al ragazzo con cui era insieme da quasi un mese: «Come farai ora che lei si è suicidata? Ho i miei veri amici vicino che mi aiuteranno a passare questo difficile momento x me, cmq spero che LEI vi distrugga la VOSTRA VITA dall'alto a chi l'ha fatta star male fino a oggi». Ask non si ferma: il flusso di domande è continuo. Tra i ragazzini è quasi un must. È tutto più grande dei loro 14 anni. Ma anche loro sono più grandi di quello che sembrano.

La procura apre un inchiesta. Dopo una ridda di indiscrezioni e di smentite, la Procura di Padova ha deciso di aprire un'inchiesta sulla morte della ragazzina. Il fascicolo è "per atti relativi" sulla morte della ragazzina. L'inchiesta porta la firma del pm Roberto D'Angelo. Un fascicolo senza indagati, e al momento senza un preciso capo d'accusa che, in ipotesi, viste le incitazioni ad uccidersi rivolte alla 14enne sul social "Ask.fm", potrebbero andare dai maltrattamenti all'istigazione al suicidio

Cos’è Ask.fm. Ask è uno tra i social preferiti dagli adolescenti. Va forte tra i 13 e i 16 anni. Creato da un’idea dei fratelli lettoni Ilya e Mark Terebin, è un social network con 60 milioni di iscritti. Una gran parte sono under18. È basato sul meccanismo della domanda e risposta. Ognuno ha un profilo personale e c’è uno spazio bianco per porre domande: la casella «Chiedi in forma anonima» è già flaggata. Di base quindi ci si parla senza conoscersi. Tra gli adolescenti serve per rinfacciare quello che a volte non si ha il coraggio di dire in faccia. Per insinuare, per offendere, per vendicarsi, per minacciare. Funziona molto meglio da quando c’è l’app per il telefonino. È come un sms: un trillo e ti arriva una domanda. Puoi rispondere in poche parole. E poi forse te ne arriva un’altra. Per tanti ragazzi diventa compulsivo, quasi un’ossessione. In questi anni Ask è stato trascinato sul banco degli imputati per i fenomeni di cyberbullismo. Ask però è un mezzo come un altro. È un social che gli adulti non conoscono, a cui la scuola non riesce a educare. Su Ask Amnesia non era poi così debole. La vita invece l’ha travolta.

Leggi l'articolo completo qui.

Fonte: Il Mattino di Padova

Scopriamo che in Italia il numero di denunce per cyberbullismo è salito fino al 22% per molestie e al 19% per minacce.

Secondo i dati elaborati dalla Polizia Postale e delle Comunicazioni, un terzo (33%) delle denunce per cyberbullismo che hanno avuto come vittime dei minorenni con età tra i 14 e i 17 anni nel corso del 2013 erano relative al reato di diffamazione. Il 22% erano per molestie e il 19% per minacce.  


DOMANDA: Ma quante vittime non hanno denunciato?

Definire giuridicamente il reato di bullismo: 

«Dobbiamo definire giuridicamente il reato di bullismo, e di conseguenza di cyberbullismo. Senza questo non si può intervenire in caso di violenza». Lo ha detto la vicepresidente del Senato Valeria Fedeli (Pd) durante il workshop . «La rete - ha precisato la senatrice - deve essere libera, ma si deve poter intervenire quando vengono compiuti reati di violenza sul web; perché di violenza si tratta, anche se non viene riconosciuta come tale».  

Leggi l'articolo completo su: La Stampa [15-02-2014]

Sito Polizia Postale: www.commissariatodips.it

Domenica pomeriggio si è gettata dall’ultimo piano di un ex hotel di Cittadella. Nel mirino il sito Ask.fm, una chat diventata da tempo il parco giochi dell’odio.

Abbiamo parlato già parecchie volte di CYBERBULLISMO e delle conseguenze di questo problema, ma cosa realmente subisce un ragazzo/a?

Ecco alcune dei post ricevuti dalla ragazzina di 14 anni:

  • “Secondo me tu stai bene da sola! Fai schifo come persona”.
  • “Con cosa e meglio tagliarsi? Non è meglio usare la lametta?”
  • “Spero che uno di questi giorni taglierai la vena importantissima che c’è sul braccio e morirai!!!!”

Frasi, parole, insulti pesanti come un macigno, digitati con una cattiveria perversa a cui è difficile trovare un senso. E che hanno schiacciato, annientato una ragazzina di Padova di soli 14 anni, inducendola a farla finita.

Tutto questo ha un nome. Si chiama Cyberbullismo. Succede quando la piazza diventa il web, e succede quando il sito in questione è Ask.fm, network con 60 milioni di utenti giudicato pericoloso a tal punto che anche il primo ministro inglese David Cameron ha chiesto di boicottarlo, dopo il suicidio della 14enne inglese Hannah Smith, a Lutterworth nello Leichestershire.

Qui potete leggere l'articolo completo [La STAMPA].

A quattro anni di distanza dal suo lancio avvenuto il 16 giugno 2010 ad opera di Klaves Sinka, “Ask For Me” – abbreviato Ask.fm – torna a far parlare di sé, soprattutto per le preoccupazioni legate al cyberbullismo dilagante, che il social network alimenterebbe

La finalità del sito è piuttosto semplice e immediata: porre delle domande sul profilo degli altri utenti. Per rispondere tuttavia è necessario registrarsi e avere un età minima di almeno 13 anni, come specificato nelle ‘condizioni di utilizzo’ del sito. Ed è proprio questa libera e incontrollata interazione ‘domanda-risposta’ a facilitare e fomentare il fenomeno sempre più preoccupante del cyberbullismo, nonostante il sito si sia difeso da queste accuse affermando che esiste una «funzione di reporting».

Fonte: DataManager (Leggi l'articolo completo)

Nel mirino di un gruppo "Spotted" del social network questa volta sono finiti alunni e alunne della Quintino di Vona di zona Loreto, insultati pesantemente da anonimi compagni di classe. Immediata la denuncia alla polizia del dirigente scolastico.
Si indaga sui responsabiliInsulti e battute volgari su Facebook, cyberbulli in azione alle scuole medie.

Milano, Cyberbulli su Facebook senza l’età per potervi accedere. Nel mirino di un gruppo del social network questa volta sono finiti alunni e alunne di una scuola media, la Quintino di Vona di zona Loreto, insultati pesantemente da anonimi compagni di classe. Immediata la denuncia alla polizia del dirigente scolastico. Si indaga sui responsabili.

«Su questa pagina potrete scrivere ogni cosa che vorrete su tutti i ragazze/i che frequentano la Quintino inviandoci dei messaggi privati e firmandovi come "Anonimo". Verranno pubblicati sulla pagina e tutti potranno leggerli». Questo l’invito apparso due mesi fa su Spotted Quintino di Vona, la scuola media di via Sacchini, con tanto di foto dell’istituto. Come già successo in molti licei milanesi e in un’altra scuola media (la Beltrami), il gioco è sfuggito di mano ai gestori – o forse ha rispecchiato le loro intenzioni – e sulla pagina sono circolati ben presto apprezzamenti poco appropriati per ragazzine di 12-13 anni, pettegolezzi fin nei minimi particolari e iniziative come «la classifica del più coglione della scuola».

Sotto lo sguardo e i commenti di 300 utenti, per la maggior parte studenti ed ex della scuola. Ieri il sito è stato chiuso. «Mi sono rivolto alla polizia postale e alla questura – afferma il preside, Giuseppe Losio – dopo avere visto messaggi assolutamente volgari e irrispettosi nei confronti di alcuni miei alunni». La Quintino di Vona da anni è impegnata nella lotta al cyberbullismo. Dopo l’apparizione su Youtube cinque anni fa di un video poco rispettoso verso una studentessa, la scuola stilò un regolamento sull’uso di Internet, proibì l’uso dei telefonini, fece seguire agli insegnanti corsi della polizia postale e dell’ufficio scolastico regionale, promosse un’indagine interna sull’uso del cellulare.

Me le vie del web sono infinite. «A volte i ragazzi – continua Losio – sembrano ignorare l’illegalità e le conseguenze di quello che inseriscono sui social network. Non possiamo pensare di abolire Facebook ma dobbiamo educare i nostri alunni a un utilizzo più responsabile dei media. In questo ci deve essere collaborazione da parte delle famiglie. Non è possibile che dei ragazzini si colleghino alle 2 di notte o che abbiano un profilo senza avere ancora l’età per aprirlo».

Fonte: IL GIORNO 30 Maggio 2013 di Luca Salvi

 

 

Indagine su 5mila adolescenti italiani. Il dato comune: voti bassi e famiglie disagiate.

Un soprannome sgradevole, lo scherno continuo, la forza fisica usata per piegare, umiliare. Capita a un adolescente su cinque. Soprattutto tra le pareti scolastiche (51%). Dove un ragazzo su due dice di aver assistito a episodi di bullismo, il 15% di esserne stato vittima, mentre il 16% ammette di essere un bullo.
«Avevo paura delle conseguenze» o «non sapevo come aiutare la vittima», sono le motivazioni addotte dal 50% degli adolescenti testimoni di episodi di bullismo o cyberbullismo che impediscono di intervenire a favore della vittima. I dati sono contenuti nella ricerca svolta nell'ambito del Progetto europeo E-Abc - Antibullying Campaignsu 16.227 giovani delle scuole superiori di 5 Paesi tra cui l'Italia (al fianco di Grecia, Lituania, Bulgaria, Estonia, Lettonia). Per l'Italia, rappresentata da Telefono Azzurro, hanno partecipato oltre 5mila studenti.

L'INDAGINE - Un'indagine che fa luce non solo sulle vittime - che, come hanno mostrato molti casi di cronaca, affrontano una sofferenza che può avere conseguenze estreme - ma anche sugli altri protagonisti: bulli e testimoni. Accomunati, il più delle volte, da due caratteristiche: basso rendimento scolastico e problemi familiari. I fenomeni sono più frequenti - dice la ricerca - in presenza della situazioni familiari più difficili: Le vittime di bullismo sono per il 40,5% studenti con genitori che abusano di alcol, il 31% convivono con familiari che in casa risolvono i conflitti con la violenza, il 23% vivono disagi economici o le conseguenze della disoccupazione di mamma o papà. Le stesse percentuali si osservano con i bulli, anche se sale la percentuale (44,2%) di quelli che subiscono violenze in famiglia.

BULLI E VITTIME SI ASSOMIGLIANO - «Bulli e vittime si assomigliano - conferma Silvia Vegetti Finzi, professoressa di Psicologia dinamica a Pavia -. La loro configurazione sociale è molto simile, la differenza sta nel temperamento. La vittima è più fragile, ma la condizione di superiorità del bullo è in relazione solo al gruppo». Secondo la ricerca, le prime avvisaglie di bullismo si possono riscontrare già dalle scuole elementari. Vegetti Finzi arriva a dire «dalla scuola materna». Si tratta di bambini «che prevaricano gli altri - spiega - con la loro vitalità corporea. Ma anche in quel caso le vittime soffrono, vivono nel terrore e gli educatori devono stare attenti».

L'APP E LA PIAZZA - «Negli ultimi anni sono cresciute le segnalazioni - sostiene Ernesto Caffo, presidente di Sos telefono Azzurro - soprattutto dopo l'esplosione del cyber-bullismo». Il presidente, ordinario di Neuropsichiatria infantile all’Università di Bologna, ha presentato a Milano la campagna europea antibullismo, che si avvale anche di un video. L'associazione scenderà in piazza - in 2.300 piazze italiane - il 20 e il 21 aprile per la campagna «Aprile azzurro. Ci vuole un fiore»: raccoglierà donazioni, ricambiando con il fiore della Calancola e sosterrà in questo modo le linee telefoniche (1.9696 e 116.000), la chat, il numero di emergenza 114. «E da poco abbiamo lanciato un’App su Facebook e proprio oggi abbiamo messo online il nostro sito rinnovato, perché è fondamentale parlare ai ragazzi là dove sono presenti», ma non basta. Continua ancora Caffo «ci rapportiamo con la scuola, puntiamo a formare gli insegnanti, lavoriamo molto anche con i progetti europei perché i problemi di bambini e adolescenti del continente sono molto simili anche se nei paesi del Sud Europa il bullismo è presente in misura minore che nel Nord. Quello cui dobbiamo puntare è alla creazione di una rete capace di cogliere le prime difficoltà e offrire le prime risposte».

PREVENZIONE - «In certi casi occorre intervenire in modo mirato anche con la famiglia. L'intervento più efficace è la prevenzione, magari anche attraverso i pediatri» ha aggiunto Caffo. Mentre Vegetti Finzi ha sottolineato che «occorre distinguere: il bullo è qualcuno che fa qualcosa di violento, non è un violento. Occorre lavorare sulle sue positività».

Fonte: Corriere della Sera [9 Aprile 2013]

Uno studente su quattro di ave compiuto o subito atti di bullismo on line, in particolare il 23,50% dice averlo compiuto e il 26% di averlo subito.  Come il bullismo tradizionale, il cyberbullimo, ovvero il bullismo attraverso le nuove tecnologie, è un fenomeno complesso che si manifesta in vari modi, dal Flaming, dall’inglese “fiamma” , ovvero un messaggio elettronico di contenuto violento o volgare al harassment, molstie persistenti e ripetute, fonte di disagio emotivo e psichico, alla denigrazione o all’esclusione.  

Le prevaricazioni online sono compiute per lo più dai maschi, che scrivono messaggi elettronici a contenuto violento (lo fa il 17,8% dei ragazzi contro l’8,7% delle ragazze), denigrano i compagni attraverso la rete (10,2% contro 6,9%) o creano identità fittizie per inviare messaggi a nome di altri, parlarne male e farsi raccontare cose sul loro conto (8,6% contro 4,1%).  

È quanto emerge da una ricerca condotta dall’osservatorio sul cyberbullismo “Open eyes”, nato nell’ambito del piano nazionale “Più scuola meno mafia“del Ministero dell’Istruzione.  

Secondo i dati diffusi oggi in un convegno nella sede del Miur, emerge che ra le forme di prevaricazione sul web, rilevate intervistando un campione di 2.419 ragazzi, c’è anche l’esclusione dal gruppo di amici, dalla chat o da un gioco interattivo, compiuta dall’8,4% dei maschi e dal 3,8% delle femmine.  

La ”rete” fa parte della quotidianità dei giovani, che la usano per comunicare (80,5%), fare “surfing“ (52,3%), giocare online (40,5%), studiare (33,3%), conoscere nuove persone (18%) o progettare siti (8,5%): «le prepotenze online possono verificarsi in qualsiasi momento e da qualsiasi parte avverte l’Osservatorio - trasformandosi talvolta anche in cyberstalking».  

Il cyberstalking è un insieme di persecuzioni commesse con l’intento di nuocere attraverso sms,mms, mail, chat, immagini o video diffusi on line. Chi subisce cyberstalking si trova in un continuo stato d’ansia ed è costretto a mutare le proprie abitudini, a non usare più i social netwrks, a cambiare il proprio numero di telefono e l’indirizzo email.  

«Nel 2011 - ha affermato la responsabile dell’Osservatorio europeo della violenza a scuola, Chaterine Blaya - il 19% dei ragazzini europei ha subito qualche forma di bullismo online o offline. Nel caso dell’Italia sono l’11%».

Contro le forme di bullismo e cyberbullismo «ci sono vaste esperienze nelle scuole e buone pratiche. La maggior parte delle situazioni critiche si scioglie grazie alla competenza dei professori, dei genitori e delle associazioni dei genitori». Lo ha detto il sottosegretario all’Istruzione, Marco Rossi Doria al convegno.

«La scuola - ha aggiunto - da anni affronta il tema. I nuovi media stanno diventando un veicolo per questi fenomeni. Ci vuole grande attenzione e la soluzione è in corso. Spesso c’è un lavoro nelle scuole che libera i ragazzi dalle loro difficoltà».

FONTE: LA STAMPA

Canada, derisa per una foto osé su Facebook. In un video la sua ricerca di aiuto.

Cyberbullismo - Il caso Amanda ToddAmanda Todd aveva 15 anni. Si è tolta la vita a causa del cyberbullismo dei coetanei e lascia come sconvolgente testimonianza delle violenze subite un video di 10 minuti su Youtube nel quale racconta l’incubo che l’ha travolta.  

Nelle immagini Amanda, un’adolescente canadese, si affida a bigliettini scritti a mano, con il pennarello, per indicare le singole tappe di quanto avvenuto. Tutto inizia quando uno sconosciuto la contatta su Internet, le chiede di mostrare il seno, lei commette l’errore di accettare e lui, a sua insaputa, la fotografa.  

Per oltre un anno non avviene nulla, lei quasi si dimentica dell’episodio. Poi, improvvisamente, il misterioso individuo si fa vivo creando una pagina su Facebook dove la foto dei profilo è proprio quella dei suoi seni.

Lei lo viene a sapere dai compagni di classe della scuola di Coquitlam Alternate Basic Education di Coquitlam, che frequenta nei pressi di Vancouver, perché ogni suo amico è stato avvertito via Internet dal misterioso individuo, che sembra conoscere tutto di Amanda: l’indirizzo di casa, i nomi dei genitori, gli orari in cui va e torna da scuola. La foto del suo seno è ovunque, la perseguita e a scuola compagni di classe e coetanei iniziano a insultarla, disprezzarla, offenderla.  

CyberbullismoQuando entra in classe le presunte amiche del cuore reagiscono simulando conati di vomito. C’è chi la spinge, chi la chiama con gli insulti peggiori. «Non piacevo più a nessuno» spiega un foglietto. Amanda è sotto assedio ma un giorno sembra esserci una via d’uscita perché un ragazzo le si avvicina, la corteggia. Le dice di aver già una fidanzata ma lei accetta di andare con lui fuori. Fanno sesso, lei crede che lui le voglia bene ma all’uscita di scuola si trova davanti a una folla di cinquanta ragazzi, c’è anche lui e la fidanzata di lui. Le gridano contro, c’è chi la colpisce e lei cade in terra, dove resta, sconvolta, fino a quando il padre non arriva a soccorrerla. La reazione è un tentato suicidio in casa, ingoiando del detersivo. L’autoambulanza arriva in tempo, in ospedale la salvano ma non fa a tempo a tornare a casa che su Facebook l’anonimo torna a farsi vivo.  

Questa volta pubblica online la foto del detersivo, linkandola alla pagina di Amanda. Le foto che la perseguitano sono diventate due e Amanda non può far nulla per distruggerla. Fra i commenti su Facebook c’è chi scrive «doveva usare un detersivo differente» e chi aggiunge «spero che la prossima volta muoia davvero e non sia così stupida». Amanda cede alla depressione, è vittima di un’ansia incontenibile. Inizia a bere alcol, fa uso di stupefacenti. Poi va in riabilitazione ma non serve a liberarsi dall’incubo. Come non serve la scelta della madre, Pam Murchinson, di toglierla da quella scuola e trasferirsi altrove, perché l’anonimo molestatore continua a inseguirla sul web.  

Il dilagare della foto a seni nudi porta addirittura la polizia a bussare a casa alle 4 del mattino, non per proteggerla ma per sapere cosa ha combinato. «Piangevo ogni notte, ho perso ogni amico e ogni tipo di rispetto» scrive in un altro biglietto che mostra alla telecamera. In quello successivo dice che «sta male» a causa di quanto sta avvenendo. «Non ho nessuno, ho bisogno di qualcuno» si legge in uno degli ultimi bigliettini del video, postato su YouTube il 7 settembre.  

CyberbullismoMercoledì scorso Amanda Todd si è uccisa e la madre ha chiesto a YouTube di non togliere il video dal Web affinché rimanga come testimonianza contro la piaga contemporanea del cyberbullismo che, secondo il «Canadian Medical Association Journal», è la seconda causa di morte tra i giovani canadesi fra i 10 e i 19 anni, con una percentuale in crescita fra le ragazze. La scuola ha reagito alla morte chiudendosi a riccio mentre il distretto scolastico dove si trova Coquitlam si limita a dire che «il cyberbullismo è una preoccupazione per tutti e i social media aggiungono elementi di pericolo». Intanto il misterioso molestatore resta in libertà, dopo aver portato a compimento la spietata cyber-persecuzione che lo ha trasformato a tutti gli effetti in un killer. 

Fonte: La Stampa [15-10-2012] MAURIZIO MOLINARI

 


Le vittime possono riportare danni anche maggiori di quelli che il bullismo lo subiscono nella vita reale

MILANO -I liceali vittima di cyber-bulling possono riportare danni ancor maggiori di quelli che il bullismo lo subiscono nella vita reale, una brutta esperienza che, secondo una recente indagine di Educazione & Scuola, prova con ricorrenza il 33% di ragazze e ragazzi italiani. Parolacce, offese, prese in giro, minacce, botte e anche manomissioni e danni alle proprie cose sembrano agire sulla psiche meno di quando le malvessazioni arrivano via mail sullo schermo del proprio computer o con gli sms del cellulare. Quando si apre la posta elettronica o si risponde al telefonino si viene infatti colti di sorpresa e non viene attivato nessuno dei cosiddetti meccanismo di coping psicologico per difenderci dalle aggressioni che invece nella vita reale si vedono in qualche modo arrivare...

SENZA VIA DI SCAMPO - La sensazione di persecuzione ha inoltre radici più profonde perché il cyberbulling ti segue ovunque e ogni volta che accedi alla posta, cosicché la vittima ha la sensazione di non poter trovare mai un rifugio o un campo neutro come accade invece nella realtà, dove rifugiarsi ad esempio vicino ai professori blocca almeno temporaneamente l’aggressione. Uno studio condotto su 20mila studenti americani dall’Education Development Center dell’Università di Boston e pubblicato sull’American Journal of Public Health ha rilevato che quasi la metà di chi subisce bullismo sia a scuola sia sul computer e sul cellulare cade in depressione (47%), ma se i due stimoli vengono scomposti, quelli che la sviluppavano dopo essere stati vittima soltanto di cyberbullismo sono ben il 33,9% ed è quindi a questa forma di bullismo che sono ascrivibili quasi tre quarti dei casi di turbe psicologiche.

LE DOMANDE - Lo studio è stato condotto con questionari scritti su 20mila studenti dell’area di Boston e le domande erano di due tipi, uno per indagare la frequenza del bulling (il 16,5% degli studenti USA) e un altro per valutare la loro reazione: •quante volte qualcuno ti ha insultato, minacciato, deriso, ecc. usando internet, il cellulare o altri mezzi di comunicazione elettronica ?
•Quante volte ti sei sentito frustrato al punto da sentirti una completa nullità e volerti addirittura punire per non saper reagire (ad esempio, ti sei rapato i capelli a zero, o ti sei bruciato apposta con una sigaretta...)
In particolare nel 6,4% dei casi il cyberbullismo era rivolto contro ragazze tramite SMS di minaccia, con messaggi persecutori o pornografici, percentuale quintuplicata (33,1%) se le vittime erano ragazzi gay. «La comunicazione elettronica consente l’anonimato –commenta Shari Kessel Schneider, principale ricercatore dello studio- e può coagulare un’ampia platea di coetanei tramite spam, rafforzando il potere coercitivo delle dinamiche di gruppo che alimentano il bullismo e i comportamenti violenti anche al di fuori dell’ambiente scolastico” Anche un altro studio della Bridgewater State University aveva ottenuto l’anno scorso risultati simili. Subiva cyberbulling il 18,3% delle ragazze in confronto al 13,2 dei maschi, mentre a scuola la situazione era quasi paritaria: 25,1 % le ragazze e 26,6 i ragazzi».

PEGGIO SE È UN ADULTO, UNO SCONOSCIUTO O UN GRUPPO - Un’altra conferma della crescita del fenomeno arriva da un terzo studio delle Università di Helsinki e di New York su 2215 ragazzi fra 13 e 16 pubblicato sugli Archives of General Pstchiatry dove il 4,8% era vittima di bullismo, ma fra di loro, quelli colpiti solo da cyberbullismo erano il 7,4%: chi riportava il maggior trauma psicologico da questa tortura virtuale erano quelli/e perseguitati/e da un adulto sia del proprio sesso che di quello opposto, da uno sconosciuto o da un gruppo. I sintomi che più spesso presenta chi è vittima al bullismo sono, oltre alla depressione, problemi emotivi e di socializzazione con i compagni, cefalea, ricorrenti dolori addominali, problemi di sonno e sensazione di insicurezza a scuola, mentre chi subisce un trauma da cyberbulling mostra anche iperattività, turbe della condotta, ridotta socialità e abuso di alcol e fumo. Il problema di fondo che sta emergendo da tutti questi studi è capire se i sintomi di disagio psichico di questi ragazzi sono una conseguenza del bullismo che subiscono o se viceversa si tratta di soggetti psicologicamente predisposti a subire bullismo.

GENE O FAMIGLIA? - Secondo uno studio su 2.232 gemelli della Duke University e del Kings College di Londra pubblicato sul Journal of the American Academy of Child and Adolescent Psychiatry le vittime del bullismo avrebbero una variante genetica (il genotipo SS del gene 5-HTTLPR) che le porta a intensificare i problemi emotivi rendendoli evidentemente soggiogabili agli occhi di soggetti tendenzialmente violenti. E anche questi ultimi potrebbero essere geneticamente predisposti a fare i bulli: per ora uno studio pubblicato su JAMA dall’università tedesca di Duisburg-Essen ha scoperto che nei violenti c’è un eccesso di materia grigia in alcune aree del cervello. L’origine del fenomeno sembrerebbe proprio genetica, ma d’altro canto, secondo un’indagine dei CDC (US Centers for Disease Control and Prevention) pubblicata sul Morbidity and Mortality Weekly Report, gli studenti delle medie abituati a essere trattati con violenza nella famiglia d’origine corrono un rischio 5 volte maggiore di entrare nella perversa spirale del bullismo, 4 volte maggiore soltanto di farlo e 3 volte di subirlo. Al liceo le cose non cambiano: chi arriva da una famiglia violenta corre un rischio da 3 a 7 volte maggiore di essere implicato, da una parte o dall’altra della barricata, nel bullismo. Ancora una volta il razionalismo di Cartesio e l’empirismo di Bacone si scontrano sulla tabula rasa della predisposizione alla malattia: è un destino essere vittime o carnefici? E quanto di questo destino è nelle mani della famiglia in cui nasciamo ?

Fonte: Corriere della Sera - Cesare Peccarisi

Tre studenti vicentini di 16 anni hanno messo in atto una “cyberaggressione” a due ragazzine di 14.
Hanno usato nomi e immagini delle giovani per file pornografici Hanno ammesso: «Una vendetta perché loro non ci guardavano»

Le avevano prese di mira per la loro bellezza. Le due ragazzine di 14 anni che prendevano il bus con loro davano poca confidenza e chiacchieravano fitto fitto, senza degnarli di uno sguardo. Per questo avevano deciso di vendicarsi, scegliendo di utilizzare la rete. È l'ipotesi della polizia, che ha denunciato alla procura per i minorenni tre studenti vicentini, colpevoli di aver utilizzato foto di due ragazze veronesi e di averle molestate e minacciate attraverso facebook. I fatti contestati risalgono all'ottobre scorso, ma gli inquirenti hanno impiegato qualche tempo per riuscire ad identificare i tre giovani, anche perchè utilizzavano un computer dell'ufficio dove lavora il fratello maggiore di uno di loro. In base a quanto è emerso nel corso dell'indagine, i tre studenti - tutti di 16 anni - avevano deciso di rovinare l'immagine virtuale delle due quattordicenni. Erano entrati nel loro profilo di Facebook, ed avevano postato delle immagini hard. Avevano quindi utilizzato le fotografie delle due studentesse per dei fotomontaggi, applicando i loro visi sopra quelli di celebri pornodive, e modificato i titoli di video o film con i loro nomi e cognomi. Avevano postato su siti di annunci i loro dati, diffuso i loro indirizzi e-mail. Le due studentesse hanno compreso in fretta che qualcosa non tornava e che non conoscevano tutta quella gente che scriveva loro. Quando altri amici le hanno avvisate che i loro nomi comparivano in siti non proprio raccomandabili si sono spaventate. Ne hanno parlato con i genitori ed hanno compreso di essere vittime di una «cyberaggressione» da parte di «cyberbulli». Si sono rivolte alla polizia e, accompagnate dai genitori, hanno denunciato gli episodi. Nel frattempo hanno continuato a ricevere messaggi di offese, insulti e anche minacce («posto su internet le tue foto nuda») ai loro indirizzi. Le indagini, come detto, hanno impegnato gli agenti per alcune settimane. I poliziotti hanno scoperto che per le indebite intromissioni su Facebook e molti post era stato utilizzato un computer collegato ad un indirizzo ip aziendale. Pertanto hanno dovuto comprendere chi usasse quel pc, accertando che si trattava di un computer su cui aveva anche possibilità di navigare il fratello minore del dipendente. Da lui gli inquirenti sono arrivati agli altri due vicentini. Tutti e tre hanno ammesso, anche davanti ai genitori, ed hanno spiegato che per loro era una scherzosa vendetta per quelle due ragazzine altezzose. Alle quali, però, hanno rovinato la vita. E dovranno pagarne le conseguenze.

[Fonte: Il Giornale di Vicenza 19-02-2012]

Il «branco» composto da 8minorenni, dai 14 ai 16 anni: hanno organizzato un raid punitivo collegandosi su Fb
PALERMO - Otto minorenni, di età compresa tra i 14 e i 16 anni, sono stati denunciati per atti di bullismo dai carabinieri: sono accusati di lesioni personali e atti persecutori aggravati.

I ragazzi, che frequentano la stessa classe di un Istituto tecnico a Palermo, sono stati sospesi per 20 giorni: uno di loro ha cambiato istituto mentre un altro si è ritirato. La vittima è un ragazzo di 13 anni preso di mira dai «bulli», e rimasto traumatizzato per le continue molestie verbali e le aggressioni fisiche tanto da dovere fare ricorso agli psicologi.
Il tredicenne, che frequenta il primo anno, dopo un primo trimestre di buoni risultati scolastici ha cominciato a manifestare insofferenza verso la scuola e spesso faceva in modo di saltare le lezioni.
Un atteggiamento che ha insospettito i genitori che hanno chiesto l’aiuto degli insegnanti per capire cosa stesse accadendo.
I carabinieri hanno accertato che il ragazzo era stato preso di mira da altri otto ragazzi che frequentavano l’Istituto e che lo prendevano in giro, lo colpivano con gli zaini, gli lanciavano contro libri o lo spintonavano nei corridoi.
Le molestie proseguivano anche fuori dalla scuola, in particolare su Facebook, dove lasciano messaggi del tipo «cosa inutile... tu non conti niente... tu non puoi parlare... non ci accorgiamo nemmeno delle tua presenza». Le vessazioni sono sfociate in violenza fisica lo scorso 22 gennaio, quando il tredicenne è stato aggredito a calci, pugni e lancio di oggetti nello spogliatoio della palestra e poi condotta nell’ospedale Buccheri La Ferla dai genitori. In quella occasione gli aggressori erano stati sospesi dalla direzione scolastica per qualche giorno dalle lezioni. I carabinieri hanno scoperto che l’aggressione era stata organizzata su Facebook e via sms.

Fonte: 16 aprile 2011 Redazione online [Corriere della Sera]

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