Ultime sul SEXTING

PROGETTO MASSERE - Sicurezza dei Minori sul Web

Solo qualche ora fa abbiamo visto l'ennesimo caso di SEXTING del video hard della ragazza 13enne di Milano diffuso sul web dai compagni, e ora un altro caso.
«Se mi ami, mandami le foto».
Davanti a quella richiesta lei ha acconsentito. I due frequentano una scuola media di un comune in provincia di Genova. Le foto che mostrano la ragazzina seminuda sono finite sui cellulari dei compagni di classe dei due fidanzatini e il dirigente scolastico ha fatto denuncia alla polizia postale. 
Le foto intime, dice il dirigente scolastico, non sono state scattate nel contesto scolastico. Ma, attraverso le chat di classe e compagni, si sono diffuse viralmente. «Parliamo di minori al di sotto dei 14 anni - dice il preside - Io ho avuto la segnalazione e, come ogni volta che accade qualcosa che sconfina in un' ipotesi di reato, è stata allertata la Polizia Postale».

Fonte: LEGGO.IT Sexy foto dalla fidanzatina 13enne: «Se mi ami inviamele». E gli scatti fanno il giro della scuola


ARTICOLI DI SUPPORTO:


Andrea MassaAutore:
Andrea Massa
Resp. INFORMATICO - Progetto MASSERE

Il video dell’amica 13enne nuda in chat: sospesi dodici liceali a Milano. Gli studenti sono 14enni. Il preside: per punizione faranno lavori socialmente utili.

IL CASO:
Nella sua cameretta una tredicenne milanese, un po’ annoiata, si spoglia riprendendosi con il cellulare e manda il video al fidanzatino. «Per piacergli di più».
Vanno alla stessa scuola delle medie, frequentano un oratorio dalle parti della stazione Centrale. A sua volta l’adolescente, per farsi bello con la squadra di calcio, fa circolare le immagini via WhatsApp.
Gli adolescenti crescono, si sparpagliano in varie scuole superiori della città. I due fidanzatini neanche si sentono più. La vicenda pare archiviata. E invece, due settimane fa, il video che pareva dimenticato rispunta nelle chat di classe della ragazzina, che frequenta la prima in un liceo scientifico del centro di Milano.
Avevano appena fatto un corso di formazione su sexting, cyber bullismo e rischi del mondo virtuale tenuto da stimati psicoterapeuti esperti di adolescenza, gli studenti di prima liceo che hanno diffuso via telefono il video della loro compagna senza veli. Tre incontri di due ore con gli specialisti, finanziati dagli stessi genitori. Evidentemente, non basta. «Meno psichiatri e più poliziotti», dice provocatoriamente qualche docente del liceo in questione.

Nonostante la gravità della sanzione il preside, oltre alla sospensione di 10 giorni in cui i ragazzi dovranno venire a scuola e svolgere lavori utili, convince quindi i genitori della giovane a sporgere denuncia, questa volta, facendo partire un provvedimento penale.

Durante i nostri incontri con genitori e ragazzi parliamo spesso del fenomeno, sempre in aumento, del SEXTING tra ragazzi.
Ma siamo sicuri che siano solo i ragazzi a farlo? Negli ultimi mesi sono aumentati i casi di SEXTING tra adulti e tra adulto-minore (spesso in relazione all'adescamento).

E' il caso del professore di Treviso indagato per aver mandato messaggi hot a un'alunna minorenne.
Il caso era partito dopo la denuncia dei genitori di una sedicenne. Ma altre due ex allieve si sono presentate in Questura. La promessa del docente: «Alla maturità con voti alti».
E’ questa l’immagine che sembra trapelare dalle indagini di procura e squadra mobile, sul cinquantenne docente di un istituto superiore di Treviso indagato con l’accusa di atti sessuali con minorenne.

Durante i nostri incontri nelle scuole con i genitori il tema del SEXTING è sempre uno dei più coinvolgenti, si sottovaluta spesso la pericolosità e che l'età più colpita è quella dell'adolescenza.

Le indagini sono partite dai sospetti dei genitori della minore.
Dopo le minacce del giovane, la minore ha cominciato ad assumere atteggiamenti strani, di chiusura verso il mondo esterno.
Le indagini hanno consentito di delineare, rilevano i carabinieri, «un grave quadro accusatorio» attorno al ragazzo indagato, ritenuto responsabile di aver indotto la minore, con la quale aveva instaurato una relazione avviata via web, a inviargli video e foto dal contenuto erotico con la minaccia di lasciarla e di inviare il video a terzi. Il responsabile, si apprende, è un giovane disoccupato, incensurato. Ora è nel carcere di Poggioreale.

La prima volta che abbiamo parlato di SEXTING nei nostri incontri era il giugno 2012 e come nel caso di CHATROULETTE il fenomeno è in aumento e i frequentatori sono principalmente ragazzi da 12-13 anni.

Oggi siamo a presentarvi OMEGLE.COM, un nuovo social diffuso tra i ragazzi, consiste "semplicemente nel chattare/videochattare con uno sconosciuto, non viene richiesta nessuna registrazione, né e-mail o numeri di telefono, il tutto in maniera anonima e purtroppo sappiamo quanto piaccia questa cosa nei ragazzi.
Nella home troviamo alcune segnalazioni (in basso in piccolo) tra cui: «è vietato molestare sessualmente chiunque» ma anche che chi vi accede «utilizza Omegle a proprio rischio e pericolo». [sotto trovate il testo completo]

E' di pochi giorni fa l'ennesimo caso di sexting finito male. Tra i contenuti del Progetto MASSERE il nostro Staff dedica parecchia attenzione all'importanza del "CONDIVIDERE".
Questo purtroppo è il primo caso e nemmeno sarà l'ultimo ma potrebbe aiutarci ad aprire gli occhi.

Acerra [Napoli] - Filma e fotografa i suoi giochini erotici e li condivide con i suoi amici su WhatsApp. Ed è così che in appena poche settimane diventano praticamente virali. Protagonista e vittima dell'ennesimo uso distorto dei social è una ragazzina di appena 14 anni: quando si è resa conto di aver fatto una sciocchezza ha raccontato tutto ai familiari, che immediatamente si sono rivolti ai carabinieri. Ora è corsa contro il tempo per fermare la diffusione in rete di quel video e di quelle foto hot che hanno invaso, per adesso, i telefonini di un centinaio di minorenni: prima i compagni di scuola dell'adolescente, che frequenta le medie, poi gli studenti delle superiori.
Nella lista degli indagati sarebbero finiti cinque/sei minorenni, studenti delle scuole medie e delle superiori, probabilmente coloro che per primi hanno condiviso il filmato e le foto hot.

FONTE:

Leggi l'articolo completo su: Il Mattino.it [27-05-2017]

Leggi l'articolo completo su: Linea Press.it [27-05-2017]

Per revenge porn intendiamo la pubblicazione di foto e video di atti sessuali per vendetta da parte di ex partner, naturalmente senza consenso.
Il pericoloso fenomeno può considerarsi la più estrema conseguenza del SEXTING.

E' di qualche mese fa il caso di Tiziana Cantone [Corriere della Sera - La vergogna di Tiziana: «Ero fragile e depressa, i video sono 6»].
Ad oggi in Italia, a differenza di altri paesi, come Israele, Germania, Regno Unito, 34 stati degli Stati Uniti e Australia, non esiste una legge specifica sul revenge porn che tuteli le vittime. Rientra nella fattispecie del reato di diffamazione e di violazione della privacy, ma affidarsi al garante della privacy o ricorrere in giudizio richiede periodo assai lungo.


Il 27 settembre 2016 è stata presentata una Proposta di Legge dal titolo "Introduzione dell’articolo 612-ter del codice penale, concernente il reato di diffusione di immagini e video sessualmente espliciti".

Il cosiddetto « re- venge porn » è l’espressione anglosassone con cui si indica la pubblicazione sul web di foto o video, anche molto intimi ed espliciti, a scopo di vendetta. Spesso accade che la diffusione di un certo tipo di imma- gini o video pornografici segua la fine di una relazione sentimentale e venga utiliz- zata come strumento di vendetta nei con- fronti delle vittime, che sono prevalente- mente donne.
La « vendetta porno » è l’esempio più estremo di come, in certi casi, le nuove tecnologie vengano utilizzate da alcuni uo- mini con l’unico scopo di esercitare il po- tere e il controllo sulle donne. Sono sempre più numerose le vicende di cronaca che vedono protagoniste giovani donne che, senza aver espresso alcun consenso, sco- prono online, sui social network, proprie immagini intime, ormai condivise da un numero molto elevato di utenti, quindi di- venute « virali ». Si tratta di episodi gravissimi, che hanno ripercussioni a livello psi- cologico inimmaginabili, spingendo in al- cuni casi le vittime fino a gesti estremi.  [Leggi PDF Completo qui]

Parlando di SEXTING e revenge-porn la maggior parte dei genitori DOMANDA spesso:

  • Le vittime sono più maschi o femmine? La risposta è femmine, come per il sexting anche il revenge-porn ha per quasi il 90% le ragazze/donne come vittime.
  • Quali possono essere le conseguenze? Stress e depressione nel 93% dei casi, il 47% delle vittime ha avuto pensieri suicidi e il 49% ha subito episodi di stalking online
  • Che età colpisce? La fascia di età più diffusa è quella tra i 13 e i 25 anni, anche se la cronaca presenta diversi casi di donne più grandi.
  • I canali principali sono i SocialNetwork. Facebook e Instagram i più utilizzati anche se WhatsApp si sta diffondendo nell'ultimo semestre.


Google ha introdotto una speciale sezione permettendo all'utente di richiedere la rimozione dei contenuti. Tra i requisiti per la rimozione troviamo:
  • Vieni mostrato nudo o durante un atto sessuale
  • I contenuti dovevano essere privati
  • Non hai mai autorizzato la divulgazione pubblica dei contenuti

Al di là dei nomi, al di là delle dinamiche, al di là delle soluzioni scelte c'è un aspetto che accomuna le storie di diffusione illecita di foto e video intimi, privati di ragazze che, nel loro modo, vivono la propria sessualità.                 Questo aspetto è la vergogna. Ascoltando i giornalisti nel commentare la notizia, leggendole sui giornali, emerge come la vergogna venga associata al vissuto provato da queste ragazze dopo la diffusione dei video o foto in questione.

Ma cosa è la vergogna? Tutti la proviamo? Perché?

La vergogna è un'emozione, un vissuto profondamente doloroso che pone le sue radici in noi già dal 14° mese di vita quando il bambino, nel suo ingenuo esplorare, attua dei comportamenti che agli occhi dell'adulto sono connotati dalla vergogna. La vergogna quindi può essere considerata "sociale", un vissuto derivante da una trasgressione di uno standard etico- sociale- familiare che porta il soggetto a provare una sensazione di forte vulnerabilità, inadeguatezza e confusione. Lo stato emotivo, se prolungato, ripetuto e mai "riparato" può sfociare in una serie di cognizioni, pensieri su di sè di cui pian piano l'individuo se ne convince sempre più: "sono sbagliato", "sono cattivo", "non merito amore"...

La vergogna è quindi tanto intima quanto sociale, intima perché riguarda il chi sono io, che valore ho, sociale perché è a partire dallo sguardo dell'altro che provo vergogna ed è dall'altro che inizio a fuggire, nascondermi fino a isolarmi.Si può immaginare quanto sia forte e invasiva quando lo sguardo dell'altro, non è dell'amica o della madre, ma è quello di tante persone, anche sconosciute, che attraverso uno schermo e una tastiera guardano e giudicano quel comportamento che è socialmente connotato come "vergognoso".

La vergogna è quindi sociale, emotiva, cognitiva ma anche corporea, se proviamo vergogna arrossiamo, abbassiamo lo sguardo, ci copriamo la faccia, chiudiamo le spalle. E' un'emozione che attiva a diversi livelli e quindi inevitabilmente agiamo in base a questo. Dal nascondere il proprio viso si passa al nascondere alcune parti di noi, quelle "vergognose", fino a nascondere noi stessi, isolandoci e arrivando a vedere un' unica soluzione: scomparire.

Scritto da: Stefania Sedini

Ferrara, 5 giugno 2016 - Foto osè usate come arma di ricatto per spillare soldi a una ex ‘fiamma’.

Un ricatto in piena regola, se le accuse dovessero essere confermate, che, per gli inquirenti, si traduce in un’accusa di estorsione. Un reato pesante, per il quale il presunto responsabile un paio di giorni fa è stato accompagnato in carcere.

Già in 5ª elementare guardano filmati hard, fanno sexting e sono vittime dei sextortion, i ricatti via web. Complici chat, smartphone e connessione Internet sempre a portata di mano. I pre-adolescenti di oggi sono eccitati, confusi e disinformati: a scuola e a casa il sesso è ancora un tabù.

Il telefonino a 10 anni, il video hard a 11, il sexting a 12. Sono le tappe dell’incontro col sesso dei nativi digitali, la prima generazione ad aver accesso illimitato e precoce alla pornografia su web, tv, computer, smartphone.

Di solito inizia tutto con una chat aperta su un social network, e poi il copione è quasi sempre lo stesso: scambi di messaggi infuocati, immagini erotiche e gli incontri sexy sul web si trasformano in vere e proprie estorsioni.  È la storia di una professionista romana che, qualche giorno fa si è rivolta alla Polizia postale per fermare il ricatto messo in piedi da un 48 enne siciliano a cui aveva inviato immagini "hard".  

I fatti  Dopo aver inviato una richiesta di amicizia su facebook, l'uomo ha intrapreso con la signora una "relazione" basata su conversazioni sul social network poi proseguite su Whatsapp, ed è qui che è avvenuto lo scambio di foto particolari.  Il ricatto comincia qualche giorno dopo quando l'uomo inizia a minacciare di diffondere le immagini ai contatti facebook della vittima, se lei non avesse pagato 200 euro.  

Gli investigatori hanno ricostruito le tracce informatiche lasciate dal 48 enne che, dopo esser stato identificato è stato denunciato.

Fonte: Polizia di Stato (Leggi articolo completo)

L’ha corteggiata, conquistata su una chat di incontri, e quando ha ottenuto delle foto “intime”,  l’ha ricatta. Colto in flagranza, è stato arrestato ieri dai carabinieri di Seregno a Carate Brianza.

Un cliché quasi scontato, l’annoiato giovanotto che si mette a far lo splendido con una donna più grande, magari in cerca di un nuovo amore, e che poi si diverte ad umiliarla pretendendo soldi di cui non ha bisogno, per non pubblicare le immagini in rete. Peccato però, che all’anonimato della rete (a cui comunque le forze dell’ordine arrivano lo stesso) ha sostituito il cellulare con gli sms, fin quando non l’hanno beccato.
Il triste teatrino messo in piedi da un 33enne professionista ha avuto luogo a Carate Brianza, dove il signore nascosto dal suo pc ha persuaso una quarantacinquenne conosciuta in chat e corteggiata per giorni, ad inviargli alcuni scatti “privati”. Ricevute le immagini l’uomo ha iniziato a minacciarla via sms “pagami o le metto in rete”.

Fonte: MB News (Leggi l'articolo completo)

L'associazione psichiatrica americana ha riconosciuto la dipendenza da autofotoritratto attraverso il cellulare (selfie) come disturbo mentale.

Dipendenza da SelfieSecondo gli psichiatri, la nuova malattia è stata chiamata «selfies», ed è caratterizzata da un costante desiderio di fotografare se stessi e condividere immagini sui social network per compensare la mancanza di autostima.

Gli scienziati hanno identificato tre livelli di disturbo:

  • saltuario in cui le persone si fotografano almeno 3 volte al giorno, ma non pubblicano le foto su social network;
  • acuto se la persona si fotografa non meno di 3 volte al giorno e pubblica le foto nei social network;
  • cronico quando l'uomo diventa ossessionato dai selfie e prova un desiderio incontrollabile di fotografare se stesso 24 su 24 e pubblica le immagini su internet almeno 6 volte al giorno.

Gli psichiatri dicono che al momento non c'è la cura per i “selfies”.

Secondo una ricerca condotta da Human Highway e commissionata da Samsung Electronics gli Italiani si rivelano un popolo di appassionati di selfie arrivando a scattarne circa 1 milione ogni giorno.
Circa 29 milioni gli autoscatti che mensilmente vengono prodotti per una media di 2,2 a individuo. Il fenomeno è ormai un vero e proprio trend arrivato a coinvolgere oltre il 55% degli italiani che dichiara di aver scattato un selfie almeno una volta nella vita e, nel 44% dei casi, almeno una volta nell’ultimo mese
.

DOVE E CON CHI?

Lo scatto in compagnia è infatti il selfie più scattato dagli Italiani che preferiscono ritrarsi prima di tutto assieme agli amici (31,5%) e poi con il proprio partner (27,1%), con la famiglia (20%) o con un animale (14,3%).
Soltanto nel 9% dei casi il selfie viene fatto da soli preferendo lo scatto davanti allo specchio e, a sorpresa, è più frequente negli over 55 rispetto ai giovanissimi.

La location più gettonata è la CASA, teatro del 23,6% degli autoscatti.

Fonte: LIFE STYLE - ANSA.IT e ITALIAN.RUVR

 

Venti studenti nei guai: hanno diffuso foto delle loro compagne di banco.

Gli inquirenti dicono solo che le indagini sul caso selfie hard a scuola sono ancora in corso. L’inchiesta da Teramo è passata alla Polizia Postale di Pescara con la super visione della Procura minorile dell’Aquila. Niente di più lasciano trapelare. Nulla sull’elenco di quei venti nomi di ragazzi e ragazze mandato in via ufficiosa alle scuole per sapere dove sono iscritti quegli studenti, tutti giovanissimi. Ma fuori dall’inchiesta la questione educativa e la moda degenerata nell’illegalità fanno discutere in città.

Il preside dell’istituto Milli, Giovanni Di Giannatale parla di «uno spirito di esibizionismo, una voglia di trasgressione che poi cozza con la legge». Secondo la dirigente scolastica dell’Iti, Stefania Nardini, alla base di tutto ci sarebbero «i modelli televisivi, la voglia di diventare famosi, i miti della società e soprattutto il mito della bellezza». Per la Nardini anche la famiglia deve in questo preciso momento, e alla luce di quanto accaduto, riappropriarsi del proprio ruolo. «Ci siamo tutti deresponsabilizzati ».
I ragazzi coinvolti hanno tutti tra i 14 e i 16 anni d’età.

Fonte: Il Messaggero

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Slingshot: l’app di Facebook per inviare foto e video che si autodistruggono è disponibile da oggi anche in Italia. Come visto per SnapChat alla fine questo tipo di applicazione verrà utilizzata per fare SEXTING e condividere ad amici foto sexy e porno.

Definita a lungo come l’anti-Snapchat – che Zuckerberg aveva provato inutilmente ad acquistare tempo fa – Slingshot in realtà ha diversi elementi che la differenziano parecchio dall’app gialla con il fantasmino – oltre ad alcuni che le accomunano. Come Snapchat, infatti, la grafica è estremamente essenziale, si può aggiungere un testo – ma non uno sticker – e si può disegnare a mano libera sulle foto.

Anche i contenuti inviati con Slingshot si autodistruggono e una volta visti non si recuperano più – anche se ci si può prendere tutto il tempo che si vuole prima di buttarli: non c’è, infatti, un tempo massimo di durata.

La differenza più grande, però, è l’accesso ai contenuti ricevuti, che si possono visualizzare solo una volta che se ne manda uno in risposta: l’anteprima della foto o del video resta infatti oscurata finché non invii qualcosa anche tu.

Scommettiamo che questo "Manda tu che mando anch'io" sarà molto apprezzato nei ragazzi più piccoli?

Come detto, i contenuti non si possono salvare, ma si può sempre fare uno screenshot per conservarli clandestinamente. “Volevamo creare qualcosa di piacevole, che mettesse le persone a proprio agio: per questo non c’è una scadenza e si può sostare su ogni contenuto per tutto il tempo che si vuole”: i video, ad esempio, proseguono in loop finché si buttano. ”Il problema degli screenshot, poi, è che non si possono disabilitare”. Al centro di Slingshot c’è la voglia di cogliere e condividere un momento qualsiasi: che si possa fare uno screenshot non è neanche più una preoccupazione.

 

Fonte: WIRED.IT

 

In questi giorni anche decine di rodigini sono caduti in questo subdolo tranello del web. A trarli in inganno ancora il social network Facebook. Le vittime si sono viste chiedere l’amicizia da prorompenti ragazze, tutte straniere, seguita da messaggi ammiccanti e immagini osé.

Dopo aver accettato la conoscenza virtuale, trascorso un periodo breve fatto di conversazioni e piccanti confidenze, le ‘nuove’ amiche avrebbero lanciato la consueta proposta: «Facciamo un gioco? Non lo saprà nessuno. Ora mi spoglio io e poi tocca a te».

Una volta ricevuto il video dell’ignara vittima, ecco il ricatto. «Se non mi versi 1000 euro, invierò il video a tutti i tuoi amici, tramite youtube e facebook». Un tunnel senza fine, perchè non si ferma certo con l’invio del denaro: «Si prosegue con altre richieste di soldi, meno elevate ma egualmente stressanti — spiegano dalla polizia postale —. Un piano diabolico fatto di continue email e messaggi in chat, dove i ricattatori sembrano essere a conoscenza di molti particolari della vita privata della vittima prescelta, acquisite proprio attraverso le informazioni presenti sul social. Una tecnica ben collaudata quella delle sexy ricattatrici, che in questo ultimo periodo sta facendo centinaia di vittime. Decine, infatti, le segnalazioni alle forze dell’ordine, relative a strane richieste d’amicizia che molti utenti di Facebook, soprattutto maschi, ricevono da un mese a questa parte, da presunte ragazze straniere.

«Dopo aver raccolto diverse denunce anche in Polesine — spiegano gli agenti — siamo riusciti a risalire alla provenienza delle ricattatrici. Il giro malavitoso avrebbe origine in Algeria e Marocco e dietro alle presunte ragazze si celerebbe, in realtà, una vera e propria banda specializzata in estorsioni in rete». Sarebbero, infatti, utilizzati video e immagini hard rubati al web, appositamente per attrarre i ‘clienti’, inducendoli a eccitarsi e a spogliarsi in diretta.

«L’unica soluzione per porre fine al ricatto — spiega la Postale — è quello di togliersi per un periodo dai social network, così da non poter essere rintracciati. Una piaga quella del sexy ricatto che si complica ulteriormente quando riguarda i minori. I malviventi in questi casi, non si limitano alle richieste di denaro, ma addirittura incutono terrore ai ragazzi, dicendo loro che saranno accusati di pedopornografia».

Diverse le denunce pervenute in questi giorni dalla Polizia postale di Rovigo, ma si presume che i casi siano almeno il doppio, visto che molti rinunciano alla denuncia per paura.

FONTE: RESTO DEL CARLINO (Leggi l'articolo originale qui)

PENSI SIA UN CASO ISOLATO? ECCONE ALTRI:

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  • Sexyricatti a Francavilla (mag. 2013) - Leggi
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Si mettono in mostra e spopolano su social come Ask.fm o Instagram.
Profili di teenager pieni di "selfie" ammiccanti. #SEXTING Esposti senza protezione al lato oscuro del web.

Negli anni 90 "non era la rai" il sogno delle adolescenti italiane desiderose di ottenere il classico quarto d’ora di celebrità.
Era calcare il palcoscenico di uno show quotidiano in onda sulle allora reti Fininvest, passato alla storia perché vivaio di tutta una generazione di poco vestite starlette o aspiranti tali. Ora i teenager italiani – soprattutto ragazzine nate a cavallo degli anni attorno al 2000, ovvero gli appartenenti alla generazione dei Millennial – non sognano più di accalcarsi ai cancelli di Cinecittà,, in cerca di un ingaggio televisivo. Hanno un nuovo e più diretto strumento che garantisce loro visibilità e celebrità in poche mosse: il web, o meglio alcuni angoli del web.
 
Loro si chiamano Sabrina, Sara, Lucrezia, Chiara, Asia, Ester: tutte minorenni, con un uso sapiente dei social network e delle piattaforme blogging sono piccole stelle del web. Molte di loro partono come semplici, belle ragazze molto conosciute nella scuola che frequentano. Il passo successivo avviene tramite Ask.fm, social network assai popolare fra i teenager italiani, noto alla cronaca più che altro per la funzione di "domanda-risposta" anonima, funzione ritenuta alla base di numerosi casi di #CYBERBULLISMO, talvolta sfociati in tragedia. 

Ask.fm non è solo il luogo delle domande e delle risposte anonime, per gli adolescenti italiani: è anche il luogo dove, in un fitto gioco di acerbo corteggiamento, nasce la celebrità de "le più belle ragazze di Ask", pagine dove gli utenti stessi segnalano e condividono foto delle coetanee ritenute più graziose. Le foto lasciano poco all’immaginazione: si tratta di selfie nella maggior parte dei casi, ma in pose ammiccanti. Se alle loro spalle si notano comunissime case e panorami della provincia italiana, in primo piano le foto mostrano – col passare del tempo – ragazze sempre più consapevoli della loro celebrità: all’aumentare dei like e delle richieste di postare foto in pose carine, aumenta anche la notorietà dell’utente. Che, spesso, travalica il ghetto dell’anonimato adolescenziale di Ask e sbarca sugli altri social: con numeri da brivido, se si pensa che foto di minorenni celebri per null’altro che per il loro aspetto fisico raccolgono migliaia di "mi piace" su Facebook e che i loro profili raccolgono altrettante migliaia di follower. Se una liceale dell’hinterland napoletano e aspirante modella ha oltre 86.000 utenti follower su Facebook, cioè molti di più di quanti ne abbiano Daniela Santanché (69.000) o Dario Franceschini (26.000), si comprende la misura del fenomeno. Che genera innumerevoli tentativi di imitazione. Esponendo i meno abili agli attacchi verbali di un numero potenzialmente enorme di utenti anonimi. E i suicidi di minori travolti dalla violenza digitale e dal cyberbullismo sono ormai un dato di cronaca rilevante.

Le più popolari fanno anche un passo successivo: approdano alla moda, o almeno alla versione cittadina e provinciale della stessa. È il caso di Sabrina, provocante bellezza multietnica, passata in pochi mesi dallo status di starlette di Ask a quello di testimonial per piccoli brand: oggi posa in servizi fotografici per pubblicizzare accessori. O anche di Chiara, 16 anni, il cui blog di moda vanta un successo che nasce dal seguito di fan accumulato prima su Ask, a suon di autoscatti in bikini e duckface - ovvero la diffusissima posa a labbra imbronciate - e poi su Facebook, condividendo foto che la ritraevano mentre provava abiti nei camerini delle boutique del centro. Altre, come Dalila, tentano la strada dei concorsi di bellezza. 

I ragazzi non sono da meno: utenti da 16 anni e decine di migliaia follower, sono piccole star tanto di Ask quanto di Facebook.Il numero dei follower, peraltro, tanto in questo caso quanto nei precedenti, non è verosimilmente gonfiato da pacchetti a pagamento,come spesso accade: questi adolescenti hanno un altissimo numero di interazioni con gli altri utenti. Commenti, domande, migliaia per ogni foto: tutto conferma che, nella cerchia dei loro coetanei, queste piccole celebrità nate su Ask stiano davvero vivendo i loro 15 minuti di fama che – per qualcuno di loro – si protraggono con altre esperienze, Ma sempre legate al web: come scrive Sabrina sul suo profilo Facebook, criticando "Uomini e Donne", lo show condotto da Maria De Filippi, "Che senso ha andare in un programma televisivo a cercare un ragazzo?". Meno di 10 anni fa, ragazzine come Sabrina si accalcavano alle porte dei casting per quel tipo di show. Oggi non serve: ci sono Ask.fm – o anche Instagram, Tumblr – per mostrare le proprie foto, farsi conoscere e diventare una celebrity.

FONTE: LA REPUBBLICA (Leggi l'articolo completo QUI)

Su internet le foto di minorenni nude, nel giro anche ragazze di Salerno.Dopo le sette liceali di Cava de' Tirreni gli inquirenti hanno già individuato tre giovani del capoluogo.

SALERNO - I selfie nudi, gli autoscatti delle ragazze minorenni del salernitano aumentano. Non solo più soltanto sette, e soprattutto non solo soltanto di Cava de' Tirreni, le adolescenti che hanno postato su internet le proprie fotografie senza veli in pose che definire maliziose diventa riduttivo. Adesso le giovani coinvolte sono undici.

Tre sono della città di Salerno. Le foto rinvenute dai militari, mano mano che passano i giorni, aumentano completando book fotografici allo specchio in autoscatto. La diffusione di questo materiale oltre a viaggiare su una nota applicazione per telefonini di messaggistica è approdata anche su un applicazione di condivisone foto.

Lo stesso staff prontamente ha eliminato le immagini e consegnato il materiale ai carabinieri che continuano a indagare allargando sempre di più la cerchia. Per il momento nessuna delle ragazze sembrerebbe essere stata fotografata senza il suo consenso e non ci sarebbero stati casi di abusi. Ma gli inquirenti pensano che dietro molte foto ci sia qualche maggiorenne che abbia potuto istigare le adolescenti a inviare quelle fotografie.

Al momento il materiale circola ancora in rete perché non oscurate da nessun server anche per permettere di individuare più facilmente gli artefici delle condivisioni. Le indagini procedono molto velocemente affinché tutte queste foto evitino di finire su circuiti pedopornografici.

FONTE: CORRIERE DELLA SERA (Leggi l'articolo completo QUI)

Infographic: Selfie-Censored

Un articolo interessante uscito sul Corriere della Sera fa riflettere sempre più sul problema del SEXTING, più volte abbiamo trattato le sue cause e conseguenze ma chi lo fa? A che età si inziare realmente a sentire il bisogno di inviare foto ad amici e amiche?

Questi sono alcuni paragrafi dell'articolo:

Non sono solo messaggi inviati da un cellulare. Ma qualcosa di più. Un bimbo che frequenta la quarta elementare spedisce alla sua compagna di classe una foto di se stesso nudo mentre si fa la doccia. Ha 9 anni, lo ha visto fare a un suo amico che a sua volta ha ricevuto una foto di una compagna di classe in costume da bagno. Sicuramente un’immagine più discreta, ma è solo il primo di numerosi messaggi con toni sempre più espliciti.

I dati che hanno raccolto gli psicologi Andrea Marino e Roberta Bucci dell’Istituto di Terapia Cognitivo-Interpersonale di Roma parlano chiaro e sono allarmanti perché riguardano i ragazzi molto giovani. L’età media si abbassa fino ad arrivare a bambini di 8 - 9 anni, quando il Sexting è considerato reato.


Un ragazzo su 5 ha trovato proprie foto imbarazzanti in Rete, mentre un anno prima la percentuale era solo di uno su 10. Quanto ad ammettere di voler fare “sexting”, solo il 12,3% dice di aver inviato materiale a sfondo sessuale e comunque nel 41,9% dei casi i giovani dicono di non vederci nulla di male nell’averlo fatto.

La dipendenza da cybersesso brucia le tappe. Se prima un dipendente sessuale ci metteva più tempo ad essere totalmente assuefatto, ora i tempi sono immediati.

Leggi l'articolo completo su: Corriere.it

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Ha minacciato di diffondere via internet foto osè di due tredicenni se non avesse ricevuto da loro dei soldi. In realtà, probabilmente, quelle foto non esistono.

SAN MINIATO (PISA) - Ha minacciato di diffondere via internet foto osè di due tredicenni se non avesse ricevuto da loro dei soldi. In realtà, probabilmente, quelle foto non esistono ma le due ragazzine hanno comunque avvisato i loro genitori ed è scattata poi la trappola che ha permesso di arrestare un marocchino non ancora sedicenne per estorsione.

CONTATTO TRAMITE FACEBOOK - Il giovane aveva contattato le due conoscenti tramite Facebook minacciando di divulgare le loro foto intime se non lo avessero pagato: le ragazzine hanno raccontato tutto ai genitori e immediatamente è scattata la denuncia ai carabinieri. Quando le due adolescenti, nei giorni scorsi, si sono recate all'appuntamento con il marocchino c'erano anche i militari che lo hanno arrestato. Il provvedimento è stato convalidato dal tribunale per i minori di Firenze. Le due ragazzine negano di essersi fatte fotografare da lui e gli inquirenti non hanno sequestrato immagini, mentre hanno acquisito i messaggi sul web con la richiesta di denaro.

FONTE: CORRIERE DELLA SERA

Undici minorenni rinviati a giudizio per detenzione e diffusione di immagini pedopornografiche.

Sette ragazze e quattro ragazzi. Tutti tra i 14 e i 17 anni. Questa è stata la decisione presa dalla Procura dei Minori dell’Aquila che, il 30 agosto scorso, ha concluso le indagini preliminari circa la diffusione di una foto che ritraeva una ragazzina di 14 anni nuda, in bagno. Un’immagine sconvolgente che era stata divulgata dopo che la quattordicenne si era scattata da sola delle foto per poi inviarle a quello che sembra essere il suo ex ragazzo. Poi, però, la foto è finita su Facebook e inviata via Whatsapp. Una sorta di gioco pornografico, durato circa un anno e che ha coinvolto decine di ragazzini della Conca Peligna. Un’immagine che ha suscitato un vero e proprio «scandalo», visto lo scambio continuo tra i telefonini dei minorenni della foto che ritraeva la giovane nuda. Nella vicenda, è coinvolto anche un 25enne che, al momento, non risulta indagato. La storia ha avuto inizio nel gennaio scorso. La ragazza, oggi quindicenne, si era scattata delle foto da sola e, subito dopo, le aveva inviate tramite cellulare a due sole persone, considerate da lei degli amici. Un 17enne ed un 25enne. Ma quella foto, aveva scatenato, in uno dei due, almeno da quello che si vocifera, una voglia sfrenata di avere un rapporto sessuale con lei. Una vicenda che aveva lusingato la minore che si era sentita «voluta» a tutti i costi da alcuni ragazzi più grandi di lei. Forse, la ragazza, aveva pensato che quell’immagine sarebbe rimasta segreta ma ha dovuto scoprire che invece così non è stato. La foto, infatti, ha fatto il giro dei cellulari dei compagni di scuola, che in pochi minuti l’avevano condivisa tramite messaggini e su Facebook, addirittura, era stato aperto un profilo con uno pseudonimo, quello di Giorgina, da parte di una sua amica, allora sedicenne che, pubblicò la foto di lei nuda con una maschera sul volto. La ragazzina, durante l’interrogatorio davanti ai carabinieri di Sulmona qualche settimana dopo l’accaduto, si è giustificata dicendo «non pensavo che una foto inviata a due persone, che ritenevo amici, potesse scatenare tutto questo disastro». Un gioco, forse così lo avevano inteso i tanti amici di scuola che ha portato, 11 ragazzini, ad essere sotto inchiesta da parte della magistratura. I minori, quasi tutti di Sulmona, con due ragazze di Pratola Peligna e Bugnara e un giovane di Pettorano Sul Gizio sono stati accusati di divulgazione di materiale pedopornografico. Alcuni ragazzini, iscritti nel registro degli indagati avrebbero detto «Non sapevamo assolutamente che quello che stavamo facendo tramite Whatsapp fosse un reato, altrimenti non ci saremmo mai permessi. Volevamo giocare, nulla di più. Invece abbiamo scatenato delle reazioni che mai ci saremmo aspettati». Al momento i giovani, hanno due settimane di tempo per giustificare il loro gesto, attraverso le memorie difensive presentate dai rispettivi legali, così come previsto dal codice di Procedura Penale.

FONTE: IL TEMPO 19 settembre 2013

Un 19enne monzese condannato a Milano dopo aver chiesto una "prova d'amore" alla ragazza che si era infatuata di lui. Alla famiglia andranno 100mila euro: "Nostra figlia è stata linciata sulla pubblica piazza".

Le aveva chiesto di fare qualcosa di "speciale" per dimostrargli il suo amore. Di inviargli tramite Whatsapp alcune foto e un video osè, poi finiti isu Facebook e YouTube e girati tra gli amici e conoscenti della Monza bene. Con lei, 14 anni, che è stata presa in giro, umiliata e insultata e lui, il 'bello' della scuola, più grande di cinque anni, che è stato condannato a due anni e otto mesi di carcere e 11mila euro di multa per aver indotto la ragazzina alla produzione di materiale pornografico e per averlo diffuso.

La vicenda per cui il 19enne monzese è stato processato con rito abbreviato dal gup milanese Claudio Castelli, che ha anche disposto un risarcimento di 100mila euro a favore della ragazza, è cominciata l'inverno dell'anno scorso. La minorenne, con una cotta per il suo compagno di scuola, il più corteggiato, aveva accettato la proposta di lui: mandargli con il suo smartphone, come una sorta di "prova d'amore", alcune foto in slip e calze nere, con la promessa che le avrebbe tenute per sé sul suo cellulare. Invece le fotografie in un baleno vengono girate agli amici e ai compagni per poi essere postate su su Facebook. Subito i commenti senza pietà, le cattiverie e gli sfottò della community nei confronti dell'adolescente. Che però ci ricasca.

Il ragazzo, dopo essere sparito per qualche giorno, fa in modo di essere ricontattato. Questa volta alza il tiro e le chiede, come dimostrazione del suo amore, un video in atteggiamenti intimi, assicurandole che mai sarebbe circolato. Lei, sconcertata, si confida con un amico comune - un minorenne figlio di un noto personaggio del mondo dello spettacolo, ora sotto inchiesta con un coetaneo - che la convince, come è stato riferito, spiegandole di dover fare "qualcosa di speciale perché noi delle suore siamo stufi". Il risultato? Il filmato è apparso su YouTube per qualche ora (ovviamente è stato oscurato), la 14enne additata da tutti, insultata e i commenti si fanno più pesanti.

La giovanissima non ce la fa più e racconta tutto ai genitori, che tramite gli avvocati Roberta Succi e Francesco Laratta sporgono denuncia. Da qui le indagini a la condanna. "Abbiamo sempre camminato a testa alta - ha spiegato la madre della adolescente - ma le reazioni attorno alla famiglia e mia figlia sono state davvero assurde. Ancora oggi ci imbrattano i muri e hanno modificato con frammenti di quelle immaginiun video in cui mia figlia canta. Una cattiveria inaudita".

FONTE: LA REPUBBLICA 16-11-2013 (Leggi articolo completo)

Secondo un'indagine di Skuola.net, i maggiori utilizzatori dell'applicazione usata per lo scambio di immagini sessualmente esplicite di se stessi o di altri coetanei sono le ragazze delle superiori.

ROMA - Il fenomeno arriva dall'America e si chiama Snapchat, l'app che i teenager di oltreoceano utilizzano principalmente per il sexting, ovvero lo scambio di immagini sessualmente esplicite di se stessi o di altri coetanei. Anche da noi la tendenza sta dilagando e sempre più spesso questa app viene usata per lo scambio di immagini osé tra adolescenti.
E' quanto emerge da un'indagine condotta dal portale specializzato Skuola.net su un campione di oltre 3mila studenti di scuole medie, superiori e università.

Il 30% degli intervistati conosce l'app, anche se a utilizzarla effettivamente è solo il 7% dei votanti; fra questi tuttavia ben 3 su 10 la usano con lo scopo di ricevere e/o inviare immagini osé.

Ma chi sono gli utilizzatori di Snapchat? Stando ai dati raccolti da Skuola.net, più della metà, il 54%, frequenta le scuole superiori e quindi ha un'età compresa tra i 14 e i 19 anni.
Ma ancora più sorprendente è la preponderanza femminile tra gli utilizzatori ai fini del sexting.
Quindi, a conti fatti, Snapchat viene usata per il sexting da poco più del 2% del campione intervistato.
Numeri piccoli solo all'apparenza, se si pensa che un'indagine recente di Telefono Azzurro svolta da Eurispes ha svelato che il 12,3% dei minorenni è avvezzo alla pratica.

Ma perché si ricorre proprio a questa app per fare sexting?
La sua peculiarità è che le immagini si autodistruggono alcuni secondi dopo (fino a un massimo di 10) essere state visualizzate dal ricevente.
Questo incita quindi ad abbassare i freni inibitori.
Tuttavia esistono diversi stratagemmi per conservare le foto ricevute: dal semplice istantanea della schermata ad applicazioni dedicate che riescono a svelare le immagini nascoste nei meandri della memoria dello Smartphone (es. SnapCapture for Snapchat).
Le prove di questa mancata cancellazione delle immagini si trovano su un altro popolare social network, anch'esso diffuso tra i giovani.
Su Instagram, infatti, basta cercare sotto l'hashtag #Snapchat per trovare esempi molto concreti di che cosa sia il sexting.

FONTE: La Repubblica 19-11-2013

FILMINO SEXY DI UNA 14ENNE FA IL GIRO DELLA SCUOLA: LO AVEVA INVIATO AL FIDANZATINO, LEI SI RITIRA

COMO - Aveva inviato un filmato sexy al fidanzatino ma lui lo ha mostrato ai suoi compagni ed è diventato virale all'interno dell'istituto scolastico. È accaduto a una 14enne di Erba.

Appreso l'accaduto i genitori hanno sporto querela affinché l'istituto si attivi per far sparire il video.

Si tratta, infatti, data l'età della protagonista, di pedo-pornografia. 

Secondo quanto riporta "La Provincia di Como" ora nella scuola è caccia al video, tutti gli studenti sono stati anche minacciati di sospensione nel caso in cui vengano sorpresi a vedere il filmato.
La polizia sta indagando e sotto accusa è il fidanzatino, ormai diventato ex, della 14enne, che ha negato le accuse ammettendo solo di averlo fatto vedere a un amico.

Fonte: LEGGO

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