Ultime sul pericolo della DIPENDENZA

PROGETTO MASSERE - Sicurezza dei Minori sul Web

Più tempo si trascorre al cellulare e più si corre il rischio di essere depressi. Lo spiega uno studio della Northwestern University Feinberg School of Medicine.

Si chiama nomofobia, abbreviazione di «no phone fobia»: è il terrore di restare senza smartphone che provoca nervosismo e ansia. Un fenomeno che riguarda sempre più persone nel mondo, così comune da essere stato persino inserito tra i nuovi lemmi dallo Zingarelli 2015.  UN NUOVO STUDIO Una patologia vera e propria? No, gli esperti concordano sul fatto che piuttosto si tratta di una paura non giustificata (una fobia, appunto), ma questo bisogno smodato potrebbe essere un campanello d’allarme. Uno studio condotto dalla Northwestern University Feinberg School of Medicine e pubblicato sul Journal of Medical Internet Research prova infatti che più tempo si trascorre con lo smartphone e più probabilità ci sono di essere depressi.

I ricercatori sono arrivati a queste conclusioni monitorando per due settimane il comportamento di 28 pazienti, tenendo sotto controllo il tempo trascorso da ciascuno navigando con il cellulare e il Gps dei dispositivi (che consente di capire se una persona si sposta poco e quindi si isola, come fa tipicamente chi soffre di disturbi di questo tipo).

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Fonte: Vanity Fair

Durante i nostri ultimi incontri con i genitori abbiamo spesso segnalato il pericolo della dipendenza da internet e SmartPhone, forse questo caso va anche oltre.

Candeggina nel frullato della mamma: "L'ho fatto perché mi ha sequestrato l'iphone".

La donna ha iniziato a bere quando ha sentito un fortissimo bruciore in gola. Arrivata in ospedale, i medici per fortuna sono riusciti a salvarla.
Una vendetta incredibile.
Una ragazza di 12 anni abitante a Boulder in Coloradoha messo nel frullato della candeggina per cercare di uccidere la madre colpevo di averle sequestrato il cellulare.

La ragazzina aveva già tentato di uccidere la madre provando a farle ingerire la candeggina, ma in quell'occasione la mamma si è resa conto dell'odore forte e ha buttato il frullato.

L'articolo originale è disponibile QUI. (FONTE DAILYMAIL)

La foto scattata a sé stessi o in gruppo con uno smartphone o una webcam, ormai un rituale più che una moda, che coinvolge tutti, dall'adolescente in gita al premier Renzi, e si svolge ovunque, dagli appuntamenti sportivi ai vertici politici o i musei, a testimoniare innazitutto un esserci e un apparire, è il Selfie, parola che da oggi è accolta tra i lemmi della lingua italiana del vocabolario più popolare, lo Zingarelli 2015. Ci aspettiamo adesso qualche bel selfie col vocabolario in mano postato su uno dei tanti social network, così, come a certificare e ricambiare questa presa d'atto, che è indice, come tutte le nuove inclusioni, che ormai avvengono annualmente, della società che si evolve, di una cultura che si diffonde e allarga e di una lingua che è quindi sempre in movimento, esprimendo i cambiamenti in voci e significati nuovi, modi di dire e locuzioni, che lo Zingarelli ogni anno registra e accoglie tra le sue oltre 144mila voci e 380mila significati.

Tra i nuovi termini troviamo anche Nomofobia (timore ossessivo di non poter disporre del telefono cellulare), che porterebbe anche ad un'astinenza di Selfie.

Fonte: ANSA

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Siete dipendenti da Smartphone e tablet? In vostro soccorso arrivano le App "CHECKY" e "MOMENT".

Scopriamo insieme come funzionano:

CHECKY: è l'App pensata proprio per darci un’idea di quanto spesso usiamo lo smartphone e creare più consapevolezza in fatto di smartphone-dipendenza, traccia il vostro comportamento e indica, molto semplicemente, il numero esatto di volte in cui avete controllato lo smartphone nell’arco della giornata.

Puoi scaricarlo gratuitamente qui

MOMENT: è stata progettata per incentivare un sano equilibrio tra le nostre vite reali e quelle vissute attraverso i piccoli schermi degli iPhone, in quanto è in grado di monitorare per quanto tempo utilizziamo il dispositivo quotidianamente. L’app consente anche di  creare dei limiti giornalieri e di attivare i suoni che ci avvertono quando stiamo per superare questi limiti.

Puoi scaricarlo gratuitamente qui

FONTE: Wired

La dipendenza da Internet può portare a problemi comportamentali, introversione, evasione dalla realtà e persino perdita del controllo. I punteggi più negativi nelle persone che utilizzano giochi e chat. La dipendenza da Internet, videogiochi e altri servizi tecnologici è reale è ha i suoi tipici sintomi.

Negli ultimi cinquant’anni anni si è visto un progressivo, quanto veloce, aumento della tecnologia. Possiamo dire che rispetto ai nostri nonni, o anche ai nostri genitori, abbiamo fatto passi da gigante. Nessuno ci potrà dire quanto ancora progredirà e fino a che punto arriveremo. Quello che è certo, è che le persone – soprattutto i giovani – stanno sviluppando un’inquietante tecno-dipendenza.

Per questo motivo, alcuni ricercatori del Duke University Medical Center si sono preoccupati di comprendere i meccanismi che stanno dietro la dipendenza da Internet, in particolare su un gruppo di studenti americani.
Durante la ricerca sono stati reclutati 69 soggetti che, inizialmente, hanno dovuto compilare un questionario chiamato IRPS (Internet-Related Problem Scale). L’IRPS ha lo scopo di misurare i livelli di problemi che una persona sviluppa in seguito a un utilizzo smodato di Internet. La scala di valori va da 0 a 200 e si tratta di una scala sviluppata al fine di comprendere i vari tipi di dipendenza. Tra questi vi erano un’eccessiva timidezza, introversione, agitazione interiore (brama di possedere), riluttanza o tolleranza nei confronti della vita e conseguenze negative.

Ma non è tutto, attraverso le varie indagini si è potuto constatare anche il livello di evasione dalla realtà (tipico dell’utilizzo di Internet), la perdita di controllo e la riduzione dei tempi in cui ci si dedica alle normali attività quotidiane.
Durante la ricerca, durata due mesi, agli studenti sono stati assegnati degli pseudonimi, al fine di evitare qualsiasi collegamento con la loro vera identità.
Il coordinatore dello studio, il dottor Sriram Chellappan, professore di psichiatria e scienze comportamentali al Duke University Medical Center, ha scoperto che la gamma dei punteggi IRP tra gli studenti volontari variava da 30 a 134 punti (nella scala di 200 punti). Mediamente, quindi, il punteggio si aggirava intorno a 75. L’utilizzo medio di Internet in questo lasso di tempo variava da circa 140 MegaBytes a 51, con una media di 7 GigaBytes.

Non tutti ovviamente utilizzavano Internet allo stesso modo. Alcuni chattavano; altri giocavano; altri ancora scaricavano dei file, posta elettronica o navigavano tra i vari Social Network, tra cui anche i famosi Facebook e Twitter.
A termine studio si è potuto constatare che la scala di valori fosse più alta nei soggetti che adoperavano più spesso videogiochi e chat, mentre era particolarmente ridotta nel caso in cui l’uso fosse quasi esclusivamente dedicato al download della posta elettronica o la visita ai vari social network.

FONTE: LA REPUBBLICA

Niente palestre, campetti, piste: gli adolescenti italiani preferiscono il divano, il joystick e la tastiera. L’associazione italiana di pediatria lancia l’allarme: i nostri ragazzi sono i più pigri d’Europa.

Già a 11 anni iniziano a disertare gli sport e a 15 meno di 1 adolescente su 2 pratica una attività sportiva continuativa, a 18 anni poco meno di 1 su 3. Insomma se prima l’età di allontanamento degli sport era verso i 15 anni, adesso scende di 4 anni e sempre più divani accolgono gli ex sportivi.

Il rischio che si corre però è grosso: dall’obesità alle malattie legate alla sedentarietà, l’unico modo per salvare gli adolescenti da un decadimento fisico è spronarli a fare attività fisica.

I teenager nostrani passano almeno 5 ore della loro giornata davanti uno schermo, che sia della tv, dello smartphone o del computer. Il tasso di sedentarietà degli adolescenti italiani è tre volte quello dei coetanei europei.

Alla fine, saranno i padri a continuare a giocare a calcetto mentre i figli resteranno seduti dietro una scrivania?

FONTE: SI24.it

Quanto tempo i ragazzi stanno su internet?Internet: un ragazzo su 10 al computer per più di 4 ore al giorno.

I numeri e le interviste di Telefono Azzurro ed Eurispes sull'uso del computer nella vita di tutti i giorni di bambini e ragazzi.
Il 64% di vhi ha tra i 7 e gli 11 anni e il 60,6% degli adolescenti  sta al computer fino a 2 ore al giorno.

Quasi la metà degli intervistati ha avuto il primo telefonino entro i 9 anni e un bimbo su 4 lo usa per collegarsi a internet. Senza il web avrebbero "paura di restare tagliati fuori dal mondo"

 

LA PIGRIZIA | Esiti preoccupanti dall'indagine annuale su "Abitudini e stili di vita degli adolescenti" della Società italiana di pediatria. In Italia cresce una generazione "statica" al cui interno aumentano il fenomeno dell'obesità e i comportamenti a rischio legati a internet, come il cyberbullismo

ROMA - Si muovono sempre di meno. Stanno ore seduti a scuola e anche a casa davanti alla tv o al computer. Sono pigri, anzi pigrissimi. Buttati sul divano a seguire la puntata di una fiction, magari mangiando uno snack, o seduti per chattare o mandare messaggi su Facebook al pc. Una generazione seduta, con oltre il 60% degli adolescenti che trascorre tra le 10 e le 11 ore quotidiane tra la sedia in classe e la poltrona di casa. Persino la televisione, dopo anni di calo,  sta tornando tra le abitudini dei ragazzi e quando si spegne la tv, si accende il computer, soprattutto di notte. Questa fotografia della generazione dei ragazzi 'pigri' emerge dall'edizione 2011-2012 dell'indagine "Abitudini e stili di vita degli adolescenti", realizzata dalla Società italiana di pediatria (Sip), che ha coinvolto un campione nazionale rappresentativo di 2081 studenti.

Più ore davanti alla tv. Per la prima volta, da tre anni a questa parte, sono di nuovo aumentati coloro che la guardano per più di tre ore al giorno (17,3%). Ma fiction e partite di calcio non si sostituiscono, ma si aggiungono, al pc e al web che continuano ad essere interessi in crescita.

"La sedentarietà è un determinante importante dell'obesità, quindi della sindrome metabolica come fattore predisponente delle principali malattie cardiovascolari, degenerative e tumorali dell'adulto e dell'anziano - spiega Alberto Ugazio, presidente della Sip - . Inoltre non bastano le due ore a settimane di sport per recuperare quelle passate seduti. Ulteriore conferma degli stili di vita errati è il fatto che il mezzo utilizzato più spesso per andare a scuola è l'auto, nel 43,1% dei casi".

"E' una tendenza preoccupante in una età in cui il movimento è importante sia per il benessere fisico che psichico - spiega Anna Oliverio Ferraris, docente di Psicologia dello sviluppo alla Sapienza di Roma - . L'eccesso di sedentarietà influisce negativamente sull'umore, perché l'assenza di movimento riduce l'ossigenazione del cervello, rallenta la produzione di endorfine e di dopamina, sostanze chimiche prodotte dal nostro organismo che sono associate alle sensazioni di benessere e al senso del piacere". 

Schiavi di Facebook e smartphone.
Facebook e gli smartphone sono ormai fenomeni di massa. Sono otto su dieci i tredicenni che hanno il profilo su Facebook (il 79,8%, con un altro 6,5% che vorrebbe averlo a breve),  mentre appena un anno fa erano il 10% in meno. E il 65% possiede un cellulare che permette di navigare on line. In città i comportamenti a rischio sono maggiori A collegarsi alla rete per più di 3 ore al giorno è il 17% (media nazionale) dei ragazzi, ma la percentuale sale al 25,4% nelle grandi città. Ad avere il profilo sul Facebook è l'80% (50% nel 2009 , 61%  nel 2010) che diventa 85% nelle grandi città si supera l'85%. E nell'ambito della navigazione in rete, i comportamenti potenzialmente pericolosi sono praticati maggiormente proprio dagli adolescenti che vivono nelle aree metropolitane.

Offese e molestie, esplode il cyberbullismo. Se le giornate si passano sempre di più al computer, anche i comportamenti degli adolescenti si trasferiscono on line. Cala infatti il bullismo classico, ma preoccupa il 'cyberbullismo'. A dichiarare, infatti, di aver assistito ad atti di bullismo è il 54% del campione. Un dato minore rispetto al 61,5% registrato lo scorso anno e rispetto al 75% del 2008. Quasi dimezzate dallo scorso anno sia la percentuale di chi pensa che un ragazzo o una ragazza prepotenti siano in gamba (dal 4,5 al 2,4%), sia quella di chi considera una spia chi riferisce gli episodi subiti (dal 10,5 al 5,1%). Accanto a questi dati complessivamente confortanti c'è però una realtà 'sommersa' costituita appunto dal cyberbullismo, ovvero persecuzioni, offese e molestie perpetrati in rete, soprattutto attraverso i social network. Lo registra già il 43% degli adolescenti, percentuale che sale al 62% tra i grandi utilizzatori del web.

Pericoli di internet. "In rete c'è un mondo parallelo in cui si ripropongono dinamiche relazionali in parte simili a quelle che si verificano nel mondo esterno - dice Oliverio Ferraris - . In più è possibile nascondersi dietro l'anonimato. Un altro aspetto è quello delle alleanze che si possono formare rapidamente tra gli internauti sulla base di 'voci' fatte girare ad hoc per perseguitare qualcuno. Poi ci sono le immagini messe in rete senza il consenso dei soggetti che vi sono rappresentati. E' importante che i ragazzi conoscano i pericoli in cui possono incorrere e imparino a gestire con cautela le iniziative che prendono".

Il sondaggio. Una vita 'poco sana' quella emersa dai dati dello studio che è confermata dai risultati del sondaggio del progetto Zheng Un amico, un servizio gratuito di aiuto e ascolto psicologico per adolescenti su Facebook. Dalle risposte emergono ragazzi vittime di droghe e bullismo. Uno su 5 ammette infatti aver fatto uso di droghe, uno su tre di fumare e uno su cinque di coloro che hanno superato i 15 anni di bere alcolici fuori pasto. Sono vittime del bullismo soprattutto i maschi, nel 30% di casi, mentre le femmine nel 20%. Il dato cambia se si parla invece di cyberbullismo: ne è vittima il 25% delle ragazze e il 15% dei ragazzi. Infine il 45% del campione ha avuto rapporti sessuali completi, nel 27% dei casi prima dei 14 anni.

Fonte: Repubblica-Salute 10 Maggio 2012 (Valeria Pini)

Recentemente, la letteratura scientifica ha coniato il termine “Internet addiction” e alcuni esperti hanno cominciato a riconoscere i primi casi: ragazzi e ragazze che davvero non riescono a farne a meno e, privati della Rete, provano un forte disagio che non attenuano in nessun altro modo.

Al di là della sindrome specifica, magari piuttosto rara o molto estrema, bisogna essere consapevoli che un abuso di Internet e delle tecnologie da parte dei tuoi figli, è sempre negativo.

Non è solo un discorso di ore passate davanti al computer, piuttosto del ruolo di Internet nelle vite dei tuoi figli. Dovrebbe avere un utilizzo “integrativo“, incentivando e accompagnando le loro attività nel mondo reale: divertirsi con gli amici, coltivare hobby, innamorarsi, fare sport… Se la Rete ha invece un ruolo “sostitutivo“, è un problema e bisognerebbe intervenire. Perché Internet non può e non deve soddisfare tutti i loro bisogni.

COME ACCORGERSENE:
Dovresti sempre prestare attenzione a come passano il tempo i tuoi figli, cosa li interessa fuori dalla scuola, se hanno un numero sufficiente di relazioni di amicizia. Curiosare un po’, magari fargli qualche domanda, parlarci. Senza invadere troppo il loro mondo o farli sentire troppo sottocontrollo.

Ci sono alcuni comportamenti che potrebbero indicare un uso non equilibrato di Internet e cellulari.
Tuttavia, potrebbero anche essere dei segnali di qualcos’altro, o essere legati una semplice fase dello sviluppo. Eccoli:

  • Perdere interesse nelle cose che non riguardano Internet. Si isolano dagli amici, abbandonano lo sport o altre attività, vanno male a scuola.
  • Sentire il bisogno di trascorrere sempre maggior tempo su Internet. E quindi aumentare le ore e la frequenza delle connessioni di giorno in giorno.
  • Manifestare un’assoluta dedizione a un particolare sito o videogioco. Oppure dedicare troppe ore ad aggiornare il proprio profilo.
  • Provare ansia e irritabilità, se non possono connettersi per un certo periodo di tempo.

COSA SI RISCHIA:

  • I tuoi figli potrebbero rinchiudersi in una “nicchia mediatica” attuando una vera e propria fuga dalla realtà: con conseguenze sociali e psicologiche.
  • L’uso “sostitutivo” di Internet, li espone molto di più a rischi come il cyberbullismo e l’adescamento. Più importanza danno alla Rete e più possono essere colpiti in modo intimo e personale da tutto ciò che succede lì.
  • La dipendenza da Internet può essere solo il sintomo di un altro disagio, anche più importante.

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